per Soprano. Cantata di D. Giovanni Nardelli
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Piangea un dì Fileno addolatrato
Benché benigno fato
Lo sforzava ad amar pietosa Dea
E fra l’ombre più folte
D’una notte serena
Per sollievo alla pena
Ch’il tormento più volte
Immerso nei sospiri
Così all’aria sfogò i suoi martiri.
Che mi val ch’adoro o Dio
Sì leggiadra deità.
Se poi teme il cor ch’è mio,
Finga amarmi e poi chi sa.
Ah ch’il dubioso core
Senza pengo d’amor non crede amore.
Vaga dea che vuoi bearmi!
Dammi un bacio per pietà.
Se lo nieghi per tormentarmi
Dirò ben ch’è crudeltà.
Ma che un bacio è poco per ismorzar,
O ciel, un sì gran foco.
Ferma i vanni, o mio pensiero
che tropp’alto ergesti il volo.
Che ben spesso cade al suolo
Chi si mostra sì leggero.
E chi troppo s’inalza ha sempre poi
D’Icaro pronti i precipizi suoi.
Vil pensier che vuoi da me?
S’io languisco, s’io mi moro
La beltà che tanto adoro
Può negarmi un dì mercè.
Fermatevi qui
O dure mie pene
Ch’il caro mio bene
Può dirmi di sì.
Così tra speme e timore
Si librava il suo core
Quando pregò i mesti suoi sospiri
Narrassero alla bella i suoi martiri.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore