Cantata con V.V. del Sig.r Leo
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
La cantata, come attesta l’indice posto a c. 114r, era parte di un manoscritto comprendente 5 cantate con violini di Leonardo Leo; questo apparteneva alla collezione di Giuseppe Sigismondo, giunta in biblioteca alla sua morte; sulla prima carta della cantata è il numero d’ordine "II"; a c. 131v "V.S. mi comanda ma allarghi la borsa" probabilmente scritto da un copista.
Risorse web
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Splende più dell’usato a noi d’intorno
Doppo lunga tempesta
Il gran pianeta, e fà più chiar’il giorno,
Ride il vento tra frondi, e la sua sponda
Bacia del picciol rio lieta quell’onda,
Solo non può quest’alma
Nelle tempeste sue trovar la calma.
Scherza sul prato il fiore
E’l garrulo usignuolo
Non più l’usato duolo
Sfoga col suo cantar.
Ma ’l misero mio core
Non sà trovar ristoro
Se ’l ben per cui mi moro
La forza a sospirar.
Fissa barbara Fille
Le superbe pupille
Nel misero mio volto, e lo vedrai
Di funesto pallor asperso e tinto,
Guardalo Fille e poi
Và pur superba de’ rigori tuoi.
Và superbetta altera
Del mio sprezzat’ ardore
Che fors’ Iddio d’Amore
Un dì ti punirà.
Se non curasti fiera
La mia sincera fà
Più chiederai mercè
Né troverai pietà.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore