Ecco Dorinda il Giorno / Cantata a voce sola con vv. / Del Sig. Gio. Bononcini 

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
470
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,3str
Organico analitico
Soprano, 2 violini e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1700 – 1710
Redazione
S.l. : copia, 1700-1710
Descrizione fisica
C. 13r-23r
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Descrizione analitica

1.1 : Andante (introduzione strumentale, Si♭ maggiore, C)
2 violini e bc
1.2: Allegro (introduzione strumentale, Si♭ maggiore, 3/4)
2 violini e bc
2.1: (recitativo, C)
Ecco Dorinda il giorno
3.1: Affettuoso (aria, Si♭ maggiore, C)
Soprano, 2 violini e bc, Lunge da te mio ben
4.1: (recitativo, C)
Sì vago mio ben
5.1: Presto (aria, Mi♭ maggiore, 2/4)
Soprano e bc, Navicella che lunge dal porto
6.1: (recitativo, C)
Ma quale entro il mio seno
7.1: Andante e con spirito (aria, Si♭ maggiore, 3/4)
Soprano, violino e bc, S'io non t'amassi tanto

Trascrizione del testo poetico

Ecco Dorinda il giorno
Che lontano da te sia che mi guide
E ben che del ritorno
La speranza m’affide.
Pur non ritrova il core
Un momento di pace al suo dolore
Ed in pensar che privo
Restar deggio del sol degli occhi tuoi
Del sol lucido e vivo
Che dà vita al mio cor coi raggi suoi
Cresce tanto il martiro
Ch’è miracol d’amor s’io vivo e spiro.

Lunge da te ben mio
Morto al piacer son io
Son vivo al mio dolor.
E pur la speme io sento
Dirmi sarai contento
Se torni a riveder
Su l’ali del pensier
L’oggetto del tuo amor.

Sì, sì, vago mio bene
Per far del cor men gravi
L’acerbissime pene
Passerò monti e fiumi,
E quanto mi diparte
Dal bramato seren dei tuoi bei lumi
Ma chi sa se costante
Mia ti trovo Dorinda o d’altro amante.

Navicella che lunge dal porto
Và fra scogli agitata dall’onde
A le sponde di tornare più speme non ha.
Lungi anch’io dal mio dolce conforto
Fra martire, fra speme e timore
Dico al core
No Dorinda più mia non sarà

Ma quale entro il mio seno
L’empio mostro crudel di gelosia
Sparge freddo veleno
E strugge il fior della speranza mia?
Ah mendace sospetto
Empio mostro d’averno
Vanne fuori dal mio petto
torna al tuo duolo eterno
Che con gli inganni tuoi
Di Dorinda la fé macchiar non puoi.

E tu perdona o bella al labro e al core
E gli accenti mendaci e il van timore.

S’io non t’amassi tanto
Tu non vedresti in me
Timor della tua fé
Nel patir mio.
Già sai che il più bel vanto
Di semplice beltà
Sol è la fedeltà
Dorinda addio.

Collocazione

Biblioteca
I-MC — Montecassino, Biblioteca dell'Abbazia (dalla scheda superiore)
Segnatura
1-C-9/2 a-k/2

Immagini

Repertori bibliografici

Insom 2003: 1009

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

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