Lamento della Regina di Scotia Del Sig.re Gia: Carissimi

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
12492
Forma musicale
cantata
Titolo alternativo
Lamento della Regina di Scotia

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Francia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
p. 43-59
Presentazione
Partitura

Filigrana

Relazioni

Note

Si tratta del lamento di Maria Stuarda. Per l'attribuzione della copia al Copista 11 cfr. bibliografia.

L'attribuzione del testo a Giovanni Filippo Apolloni è indicata nel manoscritto della Biblioteca Angelica, Roma, Ang. 2479, c. 12r.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, C)
Ferma lascia ch'io parli
2.1: (aria, do minore, 3/4)
A morire per serbar giustizia
2.2: 2.da (aria, do minore, 3/4)
Versarò dall Collo il sangue
3.1: rec. (recitativo, C)
Voi mie care donzelle

Trascrizione del testo poetico

Ferma, lascia ch'io parli,
Sacrilego ministro.
Se bien fato inclemente a morte indegna
Come rea mi destina,
Vissi e moro innocente.
Se del sangue stuardo e son regina.
Perché bendarme i lumi
S'io mirai tanti giorni ho petto ancora
Di mirar l'ultima hora.
E s'io gli apersi al cielo
Saprò ben senza velo
Alla vista serarli
Ferma, lascia ch'io parli.
Ma che dirò purtroppo hoggi favella
A mio pro l'innocenza
E di sì ria sentenza a Dio s'appella
Vilipesa l'innocenza
S'una regina a te salvar non lice
Cui l'invidia fa guerra
A chi ricorrer deve un Inghilterra.
Un mendico, un vassallo, un infelice.
Vilipesa l'innocenza
Vattene pur da me, torna alle stelle
Ch'io con anima intrepida e serena
Sarò fra tante squadre a Dio rubelle
Di mia tragedia e spettatrice e scena.

A morire a morire
Per serbar giustizia fede
Più non vaglion le corone,
Che di stato la ragione,
Anco la verità sa far mentire.

Versarò dall'collo il sangue,
Ma non già dai lumi il pianto
Che sebene io resto esangue
La costanza al mio duol mesce elisire
A morire, a morire.

Voi mie care donzelle,
Che m'inchinaste al soglio et hor piangete,
Mi seguite ai tormenti,
Compatite i miei cari,
E s'io lassa rimasi
Spogliata d'ogni ben, d'ogni fortuna,
Non per questo morendo
Gl'obligi miei tralascio.
Partitevi l'amor con cui vi lascio,
Soffrite costanti
La dura mia sorte
E s'invida morte
Stilando in pianti
A voi mi toglie, o fide ancille in terra
Con sempiterno riso,
V'abbraccerò, compagne, in Paradiso.

Mira Londra et impara
Le vicende mondane
E tu, o Jezabella altiera
Di giustitia, severa aspetta i colpi
E se per farti in brani
Mancarano alle belve artigli e morsi
Serviranno di cani i tuoi rimorsi,
Sì sì sfogati assali
Scarica sul mio capo a cento a mille
Del tuo furor li strali.
Vibra senza pietà
Su questo petto esangue
Strazi scempi flagelli atrocità.
Lascia ch'un mar di sangue
M'inchiostri il nero manto,
Fulmina pur che tanto
Stratiarmi non saprai
Quant'io soffrire et morire.
Qui tacque e forte e in vita
Al suo destin s'arrese
La regina scozzese
Ne guari andò ch'un colpo indegno e rio
Divise il corpo e unì l'alma a Dio.

Collocazione

Biblioteca
F-Pn — Paris, Bibliothèque Nationale de France (dalla scheda superiore)
Segnatura
H 659(III)/9

Immagini

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Apolloni, Giovanni Filippo autore del testo per musica

Nella stessa raccolta