All'hor che Tirsi udio
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
l'attribuzione di parole e musica a Domenico Salvatore è ricavata da una concordanza: I-Nc 33.4.15(a)
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
All’’hor che Tirs’udio
Ch’intempestiva morte
Haveva tropp’immatura
Al bel idolo suo tolto la vita
Spiegò con quest’accenti
L’aspra cagion del suo dolore ai venti
Aria
C3/2 mi min
Crudi fati astri malvagi
Voi spegneste in verde etade
Con immensa feritade
Del mio sole chiari raggi
Crudi fati astri malvagi.
C3/2
Fate pur di questo petto
Duro stratio e fero scempio
Ch’un morir forse tant’empio
Sarà fin de miei naufragi
Crudi fati astri malvagi.
C
E tu caro ben mio
Tu che il mio cor havesti
Come senza di me morir potesti
Ed io del core hor privo
Come spiro queste aure e come vivo.
O del Tartaro profondo
Furie, mostri e spirti horribili
Deh toglietemi dal mondo
Coi tormenti più terribili
Tu ciel che degl’Enceladi e Tifei
Opprimesti l’ardir coi strali tuoi
Che [a] Niobe altera
Saettasti la prole, hor che non vibri
Contro me pur i dardi
Anch’io ribelle son
Degl’orbi rotanti e delle stelle
E tu madre dell’ombre e degl’horrori
Che non apri le fauci e mi divori
Ohimè nessun m’intende
E non è chi recida
Della mia vita questo fil che pende
Lasso chi non ha sorte
Trova sord’ai suoi preghi anco la morte.
Sì disse lo’infelice e a poco a poco
Per troppo acerbo duolo
Venner meno gli spirti e cad’al suolo.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore