Medea
Identificazione
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Trascrizione del testo poetico
«Così corro all’esiglio
A cui sproni il mio piè Giasone ingrato.
Del mio partir prendi in ricordo intanto
L’uno, e l’altro tuo figlio
Dalla mia man su gli occhi tuoi sbranato.
Indi alla nuova sposa
Vola pur lieto ad esultare in seno;
Ella da’ doni miei
Col genitor superbo estinta giace:
E il vasto ardor che tutte
Per opra mia quest’empie mura ingombra
È del vostro imeneo con degna face.
Tal credesti iniquo mostro
In me spento ogni vigor;
A tuoi danni omai dimostro,
Che Medea vi resta ancor.
Sì, vi resta Medea, di cui nel petto
Ira ben giusta ogni pietà distrugge.
Tradita, abbandonata,
Vilipesa, scacciata,
Così (mira, o fellon) da lei si fugge.
Tra ceneri, e ruine
Tra i figli uccisi, e tra le membra esangui
Di suocero e di sposa
Vittime offerte alle mie brame ultrici
A vivere infelici
Su rimanti o spergiuro i giorni tuoi;
E degli scorni miei godi se puoi.
Sovra carro, che Stige m’appresta
Io contenta per l’aria men vo;
Già che al duolo, che l’alma m’infesta
Di vantaggio che porger non ho.
Sovra carro che Stige m’appresta...»
Del Regnator di Colco
In guisa tal l’incantatrice figlia
D’una atroce vendetta andonne altera;
E con strage sì fiera
Mostrò, che d’empietà varca ogni segno
Quando a farsi furor giunge lo sdegno.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo per musica manoscritto
Scheda inferiore