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Scheda numero 9618

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica a stampa
DataData certa, 1721
CompositoreBononcini, Giovanni (1670-1747)
TitoloCantata I.
PresentazionePartitura
Pubblicazione[Londra : , 1721]
Descrizione fisicaP. 9-22 [olim p. 1-14]. Filigrana: non rilevata.
Note generaliL'introduzione strumentale è denominata "Preludio". 7.1 è un recitativo accompagnato.
Titolo uniformeEcco Dorinda il giorno. Cantata, 1V,1str., S,bc
Repertori bibliograficiLindgren: p. 174
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: Andante (Introduzione strumentale, fa maggiore, c)

2.1: (Recitativo, fa maggiore, c)
Ecco Dorinda il giorno
3.1: Largo (Aria, fa maggiore, c)
Lungi da te ben mio
4.1: (Recitativo, re minore, c)
sì vago mio bene
5.1: Presto (Aria, si bem. maggiore, 2)
Navicella che lungi dal porto
6.1: (Recitativo, c)
Ma quale entro il mio seno
7.1: Adagio (Recitativo, c; S,2vll,bc)
E tu perdona al labro e al core
8.1: Affettuoso (Aria, fa maggiore, 3/4; S,vl,bc)
S’io non t'amassi tanto
Fa parte diCantate e duetti dedicati alla sacra maestà di Giorgio re della Gran Bretagna (scheda n. 9617)
Trascrizione del testo poeticoEcco Dorinda il giorno
Che lontano da te sia che mi guide
E ben che del ritorno
La speranza m’affide.
Pur non ritrova il core
Un momento di pace al suo dolore
Ed in pensar che privo
Restar deggio del sol degli occhi tuoi
Del sol lucido e vivo
Che dà vita al mio cor coi raggi suoi
Cresce tanto il martiro
Ch’è miracol d’amor s’io vivo e spiro.

Lungi da te ben mio
Morto al piacer son io
Son vivo al mio dolor.
E pur la speme io sento
Dirmi sarai contento
Se torni a riveder
Sull'ali del pensier
L'oggetto del tuo amor.

Sì, sì, vago mio bene
Per far del cor men gravi
L'acerbissime pene
Passerò monti e fiumi
E quanto mi diparte
Dal bramato seren dei tuoi bei lumi
Ma chi sa se costante
Mia ti trovo Dorinda o d'altro amante.

Navicella che lungi dal porto
Va fra scogli agitata dall'onde
Di tornare più speme non ha.
Lungi anch'io dal mio dolce conforto
Fra martire, fra speme e timore
Dico al core
No Dorinda più mia non sarà

Ma quale entro il mio seno
L'empio mostro crudel di gelosia
Sparge freddo veleno
E strugge il fior della speranza mia?
Ah mendace sospetto
Empio mostro d'averno
Vanne fuori dal mio petto
torna al tuo duolo eterno
Che con gli inganni tuoi
Di Dorinda la fé macchiar non puoi.

E tu perdona al labro e al core
E gli accenti mendaci e il van timore.

S’io non t'amassi tanto
Tu non vedresti in me
Timor della tua fé
Nel patir mio.
Già sai che il più bel vanto
Di semplice beltà
Sol è la fedeltà
Dorinda Addio
 Document image © Bruxelles - Conservatoire Royal, Bibliothèque
 Document image © Bruxelles - Conservatoire Royal, Bibliothèque
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneB-Bc - Bruxelles - Conservatoire Royal, Bibliothèque
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   Scheda a cura di Antonio Viri