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Scheda numero 8623

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoTesto a stampa
DataData certa, 1717
Autore del testo per musicaRolli, Paolo Antonio (1687-1775)
TitoloDelle canzonette. Libro V / Paolo Antonio Rolli
PubblicazioneLondra : per Giovanni Pickard, 1717
Descrizione fisicaP. 113-120. Filigrana: non rilevata.
Note generaliIl tit. si ricava dall'intitolazione a p. 111; il nome dell'A. si ricava dal front. dell'intera edizione
Titolo uniformeNel partir dal patrio suolo.
Repertori bibliografici
Bibliografia
Fa parte diRime di Paolo Antonio Rolli (scheda n. 8278)
Trascrizione del testo poeticoI
Nel partir dal patrio suolo,
Con l'amor pur meco viene
La memoria del mio bene
Che m'è forza abbandonar:
A Partenope men volo,
Indi solco il Mar Tirreno,
E afferrando il Tosco seno;
Rendo grazie ai Dei del Mar.
Varco i gelidi Appennini,
Adria scorro e il suol Lombardo,
E dovunque o penso o guardo,
Veggio e sento amor con me:
Ma l'orror dei gioghi alpini
Lo sgomenta e lo trattiene.
La memoria del mio bene
Vien; ma seco amor non è.
Disgravato il core offeso
Del rio pondo di sua pena,
Lieto è sì: che sente appena
L'orridezza del sentir:
Uom così cui grave peso
Fè gran via gir curvo il fianco,
Se il depone; ancor che stanco,
Pur va libero e leggier.
Ninfe giovani amorose
Veggio in riva ai Galli fiumi
Vive allegre e nere i lumi,
Lusinghiere e tutte ardir:
Colorite spiritose
Movon l'animo a vaghezza;
Ma d'amor non va la frezza
Dove nascono i sospir.
Il Tamigi bellicoso
E' un riposo al lungo giro,
Dove in placido ritiro
Sta la cara libertà:
Qual gentile e numeroso
Stuol vegg'io di ninfe belle!
Ed oh quanto ammiro in quelle
Leggiadra vezzo e beltà!
Vanno acconcie i corti crini
Con tal'arte; che par senza:
Ma la vaga negligenza
Viepiù bello il bello fa:
Vanno avvolte in sete e in lini
D'una semplice ricchezza.
Oh qual fregio è alla bellezza
La gentil semplicità!
De' capegli al manco lato
Stuol di fior vari s'innesta,
Che leggiero della testa
Secondando i moti va.
Tal si pinge il crine ornato
Alla vaga primavera
Cui scherzante e nuda schiera
D'amorini intorno sta.
Snelle i fianchi, i piedi leggiere,
An biondissimi capelli
Che innocenti come belli
Apparir fan gli occhi e il cor:
Non superbe, ma severe,
Ritrosette non curanti:
Fan però nei fier sembianti
Non so che spirar 'amor.
Pur sembianze così rare
Per biondezza e bianco aspetto
Feron gli occhi; e nulla al petto
Gir può l'alma ad assalir.
Fuggo e non perché penare
Temo in nova servitù:
So che spesso è dolce più
Ch'esser sciolto, un bel servir.
Mi condusse in prima il fato
Da una bella ninfa bruna,
Se per buona o ria fortuna;
Penso ancor, ma dir no'l so:
So ben dir che dolce è grato
Fummi allor quel prim'oggetto;
Che a star seco ho un tal diletto
Che lontan da lei non ho,
Sul mio libero volere
Io non fabbrico gli dei:
Ma veder parm'in costei
Non so che più che mortal:
La virtude è il suo piacere,
E' magnanima, è gentile,
E sua grande Alma virile
Tutte forti incontra egual.
Taccio i pregi del bel viso
di beltà di vezzi pieno:
Taccio il molle e colme seno,
La man tersa, il picciol piede:
Taccio quel celeste riso
Che abbellisce la divina
Dolce bocca porporina,
Dove il seggio amor si fece.
Chi sia che abbia avvezzo il guardo
Ad oggetto così bello;
E che poi lontan da quello
Fissi altrove il suo pensier?
Pur l'ammiro, ma non ardo:
Perché temo che il rigore
In tormento cangi amore
Che è la fonte del piacer.
Ma non so se il guardo miri,
O se pur desio la finga,
In quegli occhi una lusinga
Di speranza e di mercé:
Occhi cari ai miei sospiri
Arridete s'egli è vero;
Ma girate il guardo fiero
Occhi bei, se ver non è.
S'egli è ver; vedrete allora
Vivo figlio dell'affetto
Qual di speme e di diletto
Bell'ardir si può destar:
S'ei non è; vedrete anco
Di viltà nemico il core
Nel suo tacito timore
Ammirarvi e non amar.
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneA-Wn - Wien - Österreichische Nationalbibliothek
74.R.34 (35)

   Scheda a cura di Bianca Marracino