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Scheda numero 8445

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoTesto a stampa
DataData certa, 1717
Autore del testo per musicaRolli, Paolo Antonio (1687-1775)
TitoloDelle elegie VI / Paolo Antonio Rolli
PubblicazioneLondra : per Giovanni Pickard, 1717
Descrizione fisicaP. 84-86. Filigrana: non rilevata.
Note generaliIl tit. si ricava dall'intitolazione a p. 84; il nome dell'A. si ricava dal front. dell'intera edizione. Fa parte delle Elegie. Libro terzo.
Titolo uniformeCarta infelice che il mio duol palesi.
Repertori bibliografici
Bibliografia
Fa parte diRime di Paolo Antonio Rolli (scheda n. 8278)
Trascrizione del testo poeticoVI
Carta infelice che il mio duol palesi,
Vanne ai begli occhi neri di colei
Che amommi un tempo, or mi odia, e non l’offesi:
Ponti furtiva nelle man di li
Chiusa e bianca di fuor, perché forse ella
Non t’apre, se conosce di chi sei:
Dille poi quando t’apre: Egeria bella.
Che io ti movo a pietade Eulibio spera,
Giacch’ei no’l fè con l’umil sua favella.
Alma non v’è così selvaggia e altera,
Che percossa dal suon di molli versi;
Resti in suo fier costume aspra e severa.
L’alta forza dei carmi ha in un conversi
A i cittadini onor gli uomin che pria
Insieme con le belve ivan dispersi,
Tolse ai leon la ferita natia,
E fur viste le quercie a gir con essa,
Con stupor dei silvan, mettersi in via.
O pastorella, tu sei pur l’istessa
Che le compagne mie feron pietosa;
Perché non sia tal forte a me concessa?
Vive l'alma d'Eulibio alto pensosa
Della tua rotta fede, e a propri lumi
E al proprio danno ancor creder non osa:
Perchè pensò veder pria salire i fiumi
Per lo dorso dei monti, e nelle sere
Mente umana albergar voglie e costumi.
Diceale pure il ver quel rio pensiere
Che delle sue gran sorti appena nate
Turbava col timor tutto il piacere.
Chi di due nobili alme innamorate
Nella dolce stagion madre dei fiori,
Una infida ne vide a mezza estate?
Oh quante volte fra gli amici orrori
Del folto bosco le giurasti ingrata,
Che sol morte avria sciolto i vostri amori!
Sai pur da quanto duol visse agitata
Quando il natio dolce color vermiglio
Partì dalla tua guancia dilicata,
La bella maestà cadde dal ciglio,
E il vivo lume i molli detti e il riso
Preser dagli occhi e dalla bocca esiglio:
Fu il suo pensier, nè avria la dura morte
L'aureo tuo stame senza il suo reciso.
L’uom saggio è in suo voler tenace e forte,
Ed il libero fren delle sue voglie
Non commette all’arbitrio della sorte,
Sol fia che generoso se ne spoglie,
Se amica di pietà con dolce impero
Una gentil candida man se li toglie.
Così dominio t’usurpasti intero
Sul mio signore, e' chi può scorger mai
In alma generosa empio pensiero.
Raro egli porta il piede dove tu stai,
E tu le tue compagne or chiami teco,
O per fuggirlo or qua or là ten vai.
Pur tempo fu che sola a viver seco,
Oh dolce tempo deh perché non torni?
T’era grata la selva e il rozzo speco:
Su’l tronco allor de’Platani e degli orni
Tua bianca man più d’una volta incise
Il fortunato numero de’ giorni.
Pensi forse così render divise
Da te sue voglie? Ah che cangiar desio
Non puote; Amor per te si lo conquise.
Né sia che in mente mai del signor mio
Ver chi un tempo gli fu d’amor cortese,
Nasca da sdegno o lontananza oblio
Deh crudel perché l’odi, e non t’offese.
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneA-Wn - Wien - Österreichische Nationalbibliothek
74.R.34 (21)

   Scheda a cura di Bianca Marracino