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Scheda numero 8431

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoTesto a stampa
DataData certa, 1717
Autore del testo per musicaRolli, Paolo Antonio (1687-1775)
TitoloDelle elegie IV / Paolo Antonio Rolli
PubblicazioneLondra : per Giovanni Pickard, 1717
Descrizione fisicaP. 78-80. Filigrana: non rilevata.
Note generaliIl tit. si ricava dall'intitolazione a p. 78; il nome dell'A. si ricava dal front. dell'intera edizione. Fa parte delle Elegie. Libro terzo.
Titolo uniformeOh quanto è presta a ritornar quell’ora.
Repertori bibliografici
Bibliografia
Fa parte diRime di Paolo Antonio Rolli (scheda n. 8278)
Trascrizione del testo poeticoIV
Oh quanto è presta a ritornar quell’ora
Ch’era sì dolce al mio stato amoroso,
E che sì tarda ritornava allora!
Torno all’ameno verde suolo ombroso
Della solinga amabil collinetta
Che la memoria ha sol del mio riposo;
Né posso più la ninfa mia diletta
Ivi aspettar, né trovar posso lei
Che spesso mi previene e che m’aspetta.
Me stesso, Egeria, in perder te, perderei,
E come folle tra l’ombrose piante
Ti vo cercando, e so che non sei.
Ché non affretta omai l’ultimo istante
La parca alla tua perfida matrigna
Ch’ha già lo spirito sulle labbra errante?
Perché ella ha di crudel forte matrigna
Sul collo il giogo; altrui non vuol che rida
Fortuna in viso placida e benigna.
Ahi lasso me che ove il dolor mi guida,
Guardom’intorno, e mi veggio solo;
Sfogo l’affanno in dolorose strida.
Oh quante volte mi rinova il duolo
Il veder del tuo piede, Egeria mia,
Le picciol’orme che anche serba il suolo.
Quella diletta solitaria via
Che fende il grembo a quel folto boschetto;
I zeffiretti non ha più di pria:
Va discorrendo muto il ruscelletto,
Ed è pien di silenzio e pien d’orrore
Quel che teco era pieno di diletto.
Risorge appena l sol dall’onda fuore;
Ch’io la notte desio: poi s’ella viene;
Tosto sospiro il mattutino Albore:
Ma chi il rapido lor corso ritiene?
Fine han le notti e i giorni, e fin non hanno
Le amarissime mie continue pene.
Spesso alla tua capanna immote stanno
Dal più erto del colle le mie ciglia,
E i miei sospiravan dove gli occhi vanno:
Stanco ivi mi riposo, e meraviglia
O’ che le vie che teco eran sì corte;
Or si siano distese in mille miglia.
Vita crudel, vita tropp’aspra e forte
Noiosa afflitta misera dolente,
Sei tanto amara; ch poco è più morte.
Ahi che restan d’amor le fiamme spente,
Se nelle luci l’alme innamorate
A vedersi non tornano sovente.
Ma poiché da crudel necessitate
(Necessita crudel quando avrai fine?)
Vivono le nostr’alme allontanate;
Tu d’un pensier costante entro al confine,
A scorno della sorte ingiuriosa,
Puoi meco far che sempre stian vicine.
Sotto il piede della donna imperiosa
Che la volubil rota in corso spinge;
Stan le vicende d’ogni umana cosa,
E invan gli avversi suoi capelli stringe
Ci l’urto di sue man poscia ha nel petto,
Che lontan dalla preda lo rispinge:
Solo il fisso voler del nostro affetto,
O bellissima Egeria, unqua non giace
Al fero arbitrio di costei soggetto,
E nel suo grembo ha libertate e pace.
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneA-Wn - Wien - Österreichische Nationalbibliothek
74.R.34 (19)

   Scheda a cura di Bianca Marracino