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Scheda numero 8423

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoTesto a stampa
DataData certa, 1717
Autore del testo per musicaRolli, Paolo Antonio (1687-1775)
TitoloDelle elegie II / Paolo Antonio Rolli
PubblicazioneLondra : per Giovanni Pickard, 1717
Descrizione fisicaP. 72-74. Filigrana: non rilevata.
Note generaliIl tit. si ricava dall'intitolazione a p. 72; il nome dell'A. si ricava dal front. dell'intera edizione. Fa parte delle Elegie. Libro terzo.
Titolo uniformeQui preparato è il giogo al collo mio.
Repertori bibliografici
Bibliografia
Fa parte diRime di Paolo Antonio Rolli (scheda n. 8278)
Trascrizione del testo poeticoII
Qui preparato è il giogo al collo mio:
Ecco, ohimé, la superba che me’l porta.
Mia già soeave libertate addio.
La ferocia natia nel petto è morta.
Fuggi però timor fuggi dal viso,
Non vegga Egeria la mia guancia smorta:
Sorgavi un finto ma piacevol riso
Che faccia alla mia bella vincitrice
Dubbia l’impresa del mio cor conquiso.
Sento una speme placida che dice,
Eulibio * spera; ma sperar che puote
Chi forse nacque a viver infelice?
Vorrei le fiamme del mio sen far note,
Vorrei, ma già nel suo turbato volto
Veggo il disprezzo che il flagello scuote.
Già dall’angusta mia capanna accolto,
Contento della povera fortuna
Vivea, quando vivea libero e sciolto:
Me il sol non vide mai, né mai la luna,
Mesto guardar e poche pecorelle
Di questa mia piccola greggia bruna,
Venivanmi a sentir le pastorelle
Quando all’ombra dei faggi e degli allori
Assiso io mi tessea versi e fiscelle:
Veniva Egeria in compagnia di Clori,
La candida Nerea, la bruna Iole,
E mi facean cantar dei loro amori,
E or tutte insieme, or l’una e l’altra sole
Mosse dal bel piacer del canto mio;
Più dolci ripetean le mie parole:
E di tutt’altre più ben m’avvido io,
Che Egeria amava il canto, e di mie rime
Mostrava nei suoi begli occhi il desio:
Nei suoi begli occhi onde volar le prime
Saette che nel mio guardato seno
Portar la piaga acerba che l’opprime.
Ma che mi val, se a palesarle almeno
Parte del duolo in vano amor mi sforza,
Ché timor giusto pone ai labbri il freno:
Smorza, ei mi dice, le tue fiamme smorza,
E non sperar che un amoroso guardo
Ella volga alla tua ruvida scorza:
Ben sei te stesso a riconoscer tardo,
Volgiti ala tua misera capanna:
Ahimé, ch’io chiudo gli occhi, e non la guardo.
Legge legge degli uomini tiranna
Che sua falsa ragion trae dall’evento
O dia gran cafe o dia poc’alga e canna.
Ma nel vano splendor d’oro e d’argento
Mai non fissa le luci alma ben nata;
Ché non son fonte dell’uman contento.
O nei tuoi primi istanti abbandonata
Sorgi speranza mia: virtude e amore
Ti han di lusinghe e di bei pregi ornata.
Non s’accompagni mai col vil timore
Chi pone il piede sull’amorosa soglia;
Perché egli o frena dall’imprese il core,
O nell’acquisto, di piacer lo spoglia.

*Nome pastorale dell’autore dell’Accademia d’Arcadia in Roma.
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneA-Wn - Wien - Österreichische Nationalbibliothek
74.R.34 (17)

   Scheda a cura di Bianca Marracino