Cantata XVIII a voce sola
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Selve amene antri ombrosi o voi che un tempo
Del piacer dei diletti
Foste a parte d’Aminta
Voi che sovente udiste
Per dolcezza d’amore
Proromper per mie labra
In accenti di gioia
Voi ch’Eco faceste a miei contenti
Segretarii innocenti
Hor scelgo del mio duol di mie sciagure
A voi narrar voglio
Dell’ingrata Amarilli
L’infido affetto e l’amor mio costante
Selve amene antri ombrosi amiche piante.
Non fu raggio ma breve baleno
Quel bel foco quel lume sereno
Ch’allettò l’infelice mio cor.
Ma l’ingrata che amante mi vede
Quella fiamma ch’accese non crede
O se il crede vuol finger ancor.
Lasciate o verdi allori
Ch’io cancelli da voi le dolci note
Onde ebro di piacer v’impresto il seno
Più del nome di lei che m’è rubella
Non andrete superbi
Ma de miei casi acerbi
La dolente memoria in voi fia scritta
Di quest’alma trafitta
Con lo stral pungente scriverò sì
Che per maggior tormento
Ancor per l’infedel morir mi sento.
Quando la bella viene
Ministra di mie pene
Sappia ch’io l’amo ancor se ben infida
Chi sa che la mia fede
Che ad altro stral non cede
Non vinca quel rigor ch’in lei s’annida.
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Musica manoscritta
Scheda inferiore