Bella donna incredula

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
6636
Titolo alternativo
Bella donna incredula

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
Parte prima, p. 119-120

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Note

Il testo poetico è messo in musica in una cantata attribuita ad Alessandro Stradella (vedi Bibliografia). Un esemplare di tale cantata è analizzato in Clori nella scheda n. 5258 a cura di Giulia Giovani. Il testo della cantata presenta alcuni termini differenti rispetto all’edizione delle poesie. Inoltre il parlante è un protagonista femminile che si rivolge ad uno maschile, viceversa nell’edizione.

Trascrizione del testo poetico

Voi siete sventurate
Amorose mie pene;
Con fierezza crudel mi tormentate,
E nol crede il mio bene;
Onde per me son vani
Vostr’inumani e dispietati uffici;
Non si crede al penar degl’infelici.

Del più barbaro dolore,
che inventar sappia il rigore
Son per lei misero erede,
E l’ingrata non mi crede.

Aspirando a mie rovine
Rese amor col suo bel crine
Prigioniera la mia fede;
E l’ingrata non mi crede.

Sempre intorno a le faville
Di sue fulgide pupille,
Qual farfalla, aggiro il piede,
E l’ingrata non mi crede.

Sul mio ciglio egro e languente
Fa vedersi il cor dolente
Per aver da lei mercede,
E l’ingrata non mi crede.

Ma già, che al dolor mio
La mia bella tiranna unqua non crede,
Mie pene vilipese
Ritrovate un martir, che sia più rio.
Con impulso feroce
Sul mio labro tremante
Fate correr veloce
L’anima agonizzante,
Finché su l’ali de’ sospir funesti
Fugga dal seno e senza vita io resti.
E se pur l’empia (oh Dio)
Nel mirar di mia vita il fil reciso
Incredula si rende all’amor mio,
Almen la morte mia dentro il suo petto
Desterà la pietà se non l’affetto.

Collocazione

Biblioteca
I-Rv — Roma, Biblioteca Vallicelliana (dalla scheda superiore)
Segnatura
ARCA VII 24/50

Tipologia

Tipo documento
Testo per musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Monesio, Pietro Giovanni autore del testo per musica