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Record number 3783

Bibliographic levelConstituent unit
Document typeHandwritten music
DateUncertain date, 1673-1710
ComposerGrossi, Carlo (1634-1688)
Dubious authorCesti, Antonio [Pietro] (1623-1669)
Titledel Cesti
Musical presentationFull score
Publication
Physical description55-60r. Watermark: not registered.
NotesIn testa, di mano differente da quella del testo, "del Cesti". - WECIS e Chiarelli-Indice non accettano l’attribuzione a Cesti. - La cantata fugura in C. Grossi, La Cetra d’Apollo, 1673 pp. 353-370.- Omesso il testo della seconda strofetta dell’aria Sfacendato amor bendato. Stessa mano estense del ms. I-MOe mus.F.1533 e di ms.I.Moe.Mus.G.306 .
Uniform titleLa cetra d'Apollo. Op. 6. Eran del cielo i campi. Cantata, Op.6, S.5.29
Medium of performance1V,bc: B,bc
Bibliographic repertoriesBurrows 1964
Chiarelli 1987: p. 22
Sirch 1999: pp. 97-99; S.5.29 (p.112).
Bibliography
Is part ofCantate, pezzi 13 (record n. 3307)
Poetical text transcriptionEran del cielo i campi
Seminati di stelle
E fra solchi di luce
Germogliava nascente appena il giorno,
Quando alle sponde intorno
Del Tessalo Peneo d’altre fiammelle
Che di quelle dell’alba, Apollo acceso
Sovra tenera cetra
Così spiegava i suoi lamenti a l’Etra.

Che ti giova o re del lume
Calpestar col piè dorato
Le vicende al tempo al fato
L’esser divo l’esser nume
Se beltà dolce e tiranna
Ai divini anco è letale
Se nel ciel nato immortale
A morir qui mi condanna.

Occhi belli morirò
Cederò la deità
Alla vostra ferità.
Gran portento il ciel vedrà
Che le stelle sian là su
Tutte ancelle al dio dell’hore
E qua giù aver farij
Del sol gl’astri d’amore.

Quivi posando il plettro a pié d’un faggio,
Pensieroso assiso, fe’ della bella
Mano ch’indora l’alba
Un molle appoggio al viso.
Dafne superba intanto
Che chiudeva nel seno
Nata da freddi flutti alma di gelo
Dell’amoroso telo
Gl’onnipotenti effetti
Baldanzosa scherniva in questi detti:

1.
Sfacendato dio bendato
Tendi l’arco a tuo talento
Se gli arbitri non feri io non pavento.
2.
[...]
3.
S’ha l’essenza tua potenza
Da un mio libero desio
Quando niego d’amar non sei più dio.

A tai voci riscosso
L’innamorato e leggeadretto nume
A lei volgendo il lume
Che fe’ con questo dire
Amorosa pietà del suo martire:

Idolo amato
Arresta il piè.
L’aspro dolore
Del sol piagato
Ascolta ohimè.
D’un dio che more
Habbi pietà
Di tua beltà
Un sol splendore
Rivolgi a me
Idolo amato
Arresta il piè.

Ella qual tigre ircana
Ch’al’armonie s’adira, a questi accenti
Fuggì rapida e lieve al par de’ venti.
Ma sul paterno fiume
Fatta pianta d’allor fermò le piante
E fu d’alma sprezzante
Di superbo rigore
Castigo sì ma esempio ond’altro impari
Che ne gl’orti d’amore
Han le piante più belle i frutti più amari.
 Document image © I-MOe Modena, Biblioteca Estense e Universitaria
Web resources Internet culturale
CountryItaly
LanguageItalian
ShelfmarkI-MOe - Modena - Biblioteca Estense e Universitaria
Mus. F. 1385 (9)

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