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Scheda numero 7350

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta,
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
Autore del testo per musicaPaglia Francesco Maria
TitoloBeltà Bruna. Cantata a voce sola. Del Sig.r Aless.o Scarlatti
PresentazionePartitura
PubblicazioneRoma : copia
Descrizione fisicaC. 61-76r. Filigrana: non rilevata.
Titolo uniformeDove una quercia annosa. Cantata, 1V,1str, S,bc, Beltà bruna
Repertori bibliograficiRISM A II: 212007358
Hanley: 214
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, C; S, bc)
Dove una quercia annosa
2.1: (Aria strofica, fa minore, C; S, bc)
Sono amante d'un volto divino / 2à Son piagato e del sen la ferita
3.1: (Recitativo, C; S, bc)
Si, si che vien dall'inferno
4.1: Andante (Aria strofica, fa minore, C; S, bc)
Clori mia, la tua sembianza / 2à È contrario al tuo bel volto
5.1: (Recitativo, C; S, bc)
Quante volte ho pensato
6.1: Aria alla francese (Aria strofica, sol minore, 3/8; S, bc)
Hai tanto foco / 2à Dalla pupilla
7.1: (Recitativo, C; S, bc)
Ma perché il fumo ascende
Fa parte di13 cantate da camera (scheda n. 7342)
Trascrizione del testo poeticoDove una quercia annosa
Servia d’inciampo al fulminar del sole
Alla serie penosa de’ suoi malnati amori
Lidio pensava, un giorno.
E vistosi d’intorno
Che non avea compagno altro ch’il duolo
Scosse col piè l’arene,
Diede ai sospiri il volo
E addolcì con le voci al cor le pene.

Sono amante d’un volto divino
Che mi sforza a languire in eterno
E lo strale del nume bambino
Ebbe tempra nel foco d’inferno.

Son piagato e del sen la ferita
Mi condanna a deliquio mortale
Ma benché m’abbia tolto la vita
Amo ancor l’empietà dello strale.

Si, si che vien dall’infermo
Quel dardo che m’impiaga
E per prova maggiore
D’amorosa fortuna
M’ha lacerato il core
Poi l’ha rapito una beltà ch’è bruna.

Clori mia, la tua sembianza
Fa palese il mio dolore
Già si vede che la sorte
Con quel bruno tuo colore
Come insegna della morte
Fa l’essequie alla speranza

È contrario al tuo bel volto,
Oh crudele, il mio candore
Ben si scorge ch’il destino
Tormentar vuole il mio core
Che per sempre a te vicino
Non può mai vedersi accolto.

Quante volte ho pensato,
Idolo de miei sensi
Perché bruno color ti diede il fato
Ma poi dal disinganno
Richiamato sul vero
Ho sgridato di folle il mio pensiero
Candida tu nascesti,
Ma per la gloria istessa
Ch’il tuo sembiante ottenne
Negro poscia divenne.

Hai tanto foco
In quei begl’occhi
Fonti d’ardor
Ch’a poco a poco
Tinse la fronte
Caldo vapor.

Dalla pupilla
Nasce quel danno
Oh mio bel sol
E ogni favilla
A chiaroscuro
Dipinge il duol.

Ma perché il fumo ascende
La fiamma delle luci
Annerir non potea quell’altre parti
Del tuo vago aspetto
Onde il padre d’amore
Gli trasmise altro fumo
Dal mio cor che abbrugiò dentro il tuo petto.
 Document image 
Risorse di rete Digital SLUB Dresden
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneD-Dl - Dresden - Sächsische Landesbibliothek - Staats-, und Universitätsbibliothek
Mus. 1.I.2,1 (8)

   Scheda a cura di Chiara Pelliccia