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Scheda numero 7155

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData certa, 1831
CompositoreBononcini, Giovanni (1670-1747)
PossessorePisani, Pietro (1761-1837; Barone)
TitoloFerma l'ardita prora
PresentazionePartitura
Pubblicazione[S.l. : copia], 1831
Descrizione fisicaP. 101-120. Filigrana: non presente.
Note generaliLa cantata è preceduta all'interno del volume da un frontespizio, consistente in una pagina vuota di note con la dicitura: "Cantata del Sig. Bononcini - Ferma l'ardita prora"; segni di cancellatura per abrasione a p. 108 (vedi immagini).
Titolo uniformeFerma l'ardita prora. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiMaccavino-Pisani: p. 34
URFM
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Ferma l'ardita prora
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2.1: Allegro (Aria, si bem. maggiore, c; S,bc)
S: Lontan da chi s'adora
3.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Dunque questa mercede
4.1: Vivace (Aria, re minore, c; S,bc)
S: Con più fiera rimembranza
5.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Senti, deh, senti e qual ragion t'impone
6.1: Largo assai (Aria, la minore, 3/8; S,bc)
S: Pena, ma piangere sua fiera sorte
7.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Credei spirar quest'alma
8.1: (Aria, do maggiore, 3/8; S,bc)
S: La mia pena è un tradimento
9.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Così scherzo dell'ombre
Fa parte di25 cantate e 1 serenata (scheda n. 6642)
Trascrizione del testo poeticoFerma l'ardita prora?
Ove il destin t'invola
Al mio Amore, al mio sen, Clori incostante
Arresta omai le piante
Supplice ecco al tuo piede
La mia tradita fede
Sgrida la tua incostanza
Che troppo cruda pena
Veder chi s'ama solo in lontananza.

Lontan da chi s'adora
Viver penando ogn'ora
E' barbaro martir,
Ma tu mia bella ingrata
Quest'alma innamorata
Sprezzando fai languir.

Dunque questa mercede
All'affetto tu rendi?
Così mio ben, mia vita
Abbandoni chi t'ama?
Ah, due momenti ancora
Aspetta, non fuggir da chi t'adora
Deh, senti, ascolta, oh Dio
O che parti o che resti
Idolo mio se non mie voci almeno
Le voci del mio cor ch'é nel tuo seno.

Con più fiera rimembranza
Sentirai che questo cor
Tutt'armato di rigor
Sgriderà la tua costanza.

Senti, deh, senti e qual ragion t'impone
Qual forza ti comanda d'involarti
Al mio guardo anzi qual non repugna
Al barbaro partir forza d'amore
Ah che solo il tuo core
Incostante e tiranno
Cagion si fé di così rio affanno.

Pena, ma piangere sua fiera sorte
L'alma non sa
Onde sol frangere gradita morte
Quella potrà.

Credei spirar quest'alma
Allor d'insuperbire [!]
In mezzo all'onde vide
Del rapito tesor le vele infide.
Ma de' miei strazii ingordo
La vita non mi tolse il crudo Arciero
Per tormentarmi ogn'ora col pensiero
O dorma o vegli innante
Sempre m'appar di Clori il bel sembiante
E pur lungi n'andò, ma i pensier miei
Stan sempre intorno a lei.

La mia pena è un tradimento
Sempre Clori è intorno a me
Ma se stringerla poi tento
Tosto quella più non v'è.

Così scherzo dell'ombre
Qual Tantalo novello
Reso mi sono e adorator d'inganni:
Questo vuol dir dell'amata sembianza
Vivere in lontananza.
 Document image Frontespizio della cantata
 Document image Incipit
 Document image p. 108: visibili segni di cancellatura per abrasione nella seconda misura
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-PLcon - Palermo - Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini, Biblioteca
Fondo Pisani - Arm. I Pis. 2(9)

   Scheda a cura di Irene Scalia