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Scheda numero 6514

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1700-1720
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
TitoloAbbandonato e solo dunque morrà Nerone? (il Nerone)
PresentazionePartitura
Pubblicazione[s.l. : copia, 1700-1720]
Descrizione fisicaP. 73-86. Filigrana: non rilevata.
Note generaliTit. da indicene presente in altre fonti.
Titolo uniformeAbbandonato e solo. Cantata, 1V,1str, S,bc, Nerone
Repertori bibliograficiRISM A II: 703002440
Hanley: p. 86, n. 11
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, fa minore, c)
Abbondonato e solo
2.1: (Aria, fa minore, c)
Quella morte, che per gioco
2.2: (Aria, fa minore, c)
Teme forse, che se more
3.1: (Recitativo, c)
Ma che miro? La morte al mio desio
4.1: (Aria, do minore, c)
Vieni pur, vieni sì, sì
4.2: (Aria, do minore, c)
Già che scritto è in ciel così
5.1: (Recitativo-arioso, do minore, c)
Ma non merta Nerone
6.1: (Aria, la bem. maggiore, c)
Contro l'armi dell'Inganno
6.2: (Aria, la bem. maggiore, c)
Per punir empio Regnante
7.1: (Recitativo, fa minore, c)
Così fremea Nerone e fu trafitto
Fa parte diCantate da camera (scheda n. 6505)
Trascrizione del testo poeticoAbbondonato e solo
Dunque morrà Nerone?
Dov’è l’ardito stuolo
Delle mie colpe, dove
L’armi alcuna non muove
Per sì giusta cagione
Forse havete in horrore
Di svenar figlie ingrate
Il vostro Genitore
A che dunque tardate
Quando innocenti sol farvi potete
Se Nerone uccidete.

Quella morte, che per gioco
Fu sì pronta a un sol mio sguardo
Hor che supplice l’invoco
Per me sol non ha più dardo.

Teme forse, che se more
La cagion di tante morti
Più le palme il suo furore
Di tant’alme non riporti.

Ma che miro la morte al mio desio
Moltiplica le forme.
Oh come siete horribili in sembianza
Venite più ardite
Larve di mia costanza
Che se ben voi tacete
Tra le ferite e'l sangue
Riconosco ben io
Le divise reali e'l volto esangue
Poppea già m’incatena
Mi trafigge Agrippina
Già Seneca mi svena
Su tre furie del cielo
Su tre Gratie d’Averno
Squarciate il mortal velo
E per maggior suo scherzo
Renda a Neron la morte
Il maestro la madre e la consorte.

Vieni pur vieni sì sì
Non paventa un'alma forte
Scherza sempre con la morte
Chi nel fallo si nutrì.

Già che scritto è in ciel così
Scuota il Fato al mondo il giogo
Ogni stella è face al rogo
Ch'a d’un empio il fallo ordì.

Ma non merta Nerone
Più sublime omicida
Sfido Claudio a tenzone
Neron Neron uccida
E se Neron non trova il quando o il come
Il suo pensier l’uccida o l’ombra o‘l nome.

Contro l'armi dell'Inganno
Si fa scudo
L'innocenza all'empietà
Ma si cangia in ferro ignudo
Per la morte d'un Tiranno
Con il vanto di pietà

Per punir empio Regnante
Maggior pena
Su nel Cielo Astrea non ha
Ogni passo e mia catena
E mi svena in ogn'istante
La mia stessa crudeltà.

Così fremea Nerone e fu trafitto
Dalla morte non già ma dal delitto.
 Document image 
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneB-Bc - Bruxelles - Conservatoire Royal, Bibliothèque
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   Scheda a cura di Ludovico Peroni