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Scheda numero 6402

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta,
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
Autore del testo per musicaPamphilj, Benedetto (1653-1730; cardinale)
TitoloGià di Trionfi onusto
PresentazionePartitura
Pubblicazione[s.l. : Copia]
Descrizione fisica18 c. ; 195x266 mm. Filigrana: non rilevata.
Note generaliPer l'attribuzione del testo al Cardinal Benedetto Pamphilj cfr. I-Rvat 10206.
Titolo uniformeGià di trionfi onusto. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiMaccavino-Pisani: p. 98, n. 2
Hanley: pp. 247-248, n. 297
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: 1 (Recitativo-arioso, mi bem. maggiore, c; S, bc)
S: Già di Trionfi onusto
2.1: (Aria, mi bem. maggiore, 3/2; S, bc)
S: Fidi Amici
3.1: (Recitativo-arioso, c; S, bc)
S: Dunque nel fior degl'anni
4.1: Largo (Aria, do minore, 3/4; S, bc)
S: Solo tu non vendicarmi
4.2: Largo (Aria, do minore, 3/4; S, bc)
S: Il nemico è assiso in Trono
5.1: (Recitativo-arioso, c; S, bc)
S: Misto d'ira e di pianto
Fa parte diCantate di diversi autori (scheda n. 6395)
Trascrizione del testo poeticoGià di trionfi onusto
Germanico posava a l’Istro in riva:
E fu al'hor, che si udiva
Per la morte d’Augusto,
Del suo primo signor, vedova Roma.
Le falangi latine,
Di Germanico il crine
Dell’onor che languia cinger tentaro
E scoté dalla chioma
Il destinato serto;
E nella patria giunto
Fu sua pena il valor, delitto il merto.
Sedea Tiberio in trono e come raro
Vitio e virtù stanno congiunti insieme
A sedar d’oriente i novi moti,
Repente il destinaro,
O cieca invidia o gelosia d’impero.
Poi dall’Armenia vinta
Le abbattute corone,
Per opra di Pisone hebbero in sorte,
Stratij, inganni, veleno, oltraggi e morte.
Ma di veleno infetta
La lingua di Germanico non cede
E d’ingiusta mercede
Si querela così bella vendetta.

Fidi amici! è poco vanto
Il bagnar d’inutil pianto
Le mie ceneri gelate;
Se gli dei non siano in ira
Al furor, che al cor v’inspira
Il tenor della mia sorte,
La mia morte vendicate.

Dunque nel fior degl'anni
Ai parenti, alla patria, ai figli tolto
Sarà con la mia spoglia il duol sepolto?
Dite al padre, al germano:
Colmo di qual'insidie,
Di quai strazij ripieno,
In braccio dei nemici i giorni io chiuda.
In questa spoglia ignuda
Palesate col foco
L’oprar di quel veleno,
Tanto crudele più, quanto celato
Risvegliate il Senato,
Invocate le leggi.
Alla mia cara patria
La vedova Agrippina al fin trahete:
E vedrete il mio fato
Nel nemico abbattuto,
O privo di perdono o non creduto.
Se più di me che di mia sorte haveste
Cura, famosi eroi, a voi s’aspetta
L’honor della vendetta.

Sola tu, non vendicarmi,
Amatissima consorte:
De miei fidi bastan l’armi
Per ristoro alla mia morte.
Il nemico è assiso in trono,
Fa più miti i tuoi consigli:
Se non puoi dare un perdono,
Dona pace a' nostri figli.

Misto d’ira e di pianto un suon confuso
Udissi in quell’istante; e ogni sua voce
Fu nel cor de suoi fidi una seatta.
Vinse al fin la vendetta e a un punto solo
Mille voci s’udir: non fia deluso
Di Germanico il fato. Indi i suoi duci
Presa la destra al capitan, che langue,
Giurar sul proprio sangue
Di vendicar l’offesa. Egli confuse
Rese l’ultime voci,
E in braccio della morte i lumi chiuse.
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PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-PLcon - Palermo - Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini, Biblioteca
Fondo Pisani - Arm. I Pis. 9(2)

   Scheda a cura di Veronica Cimino