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Scheda numero 6071

Livello bibliograficoMonografia
Tipo documentoTesto a stampa
DataData certa, 1716
CompositoreBononcini, Giovanni (1670-1747)
Autore del testo per musicaZappi, Giovanni Battista Felice (1667-1719)
DedicatarioCarlo VII Alberto Wittelsbach (1697-1745)
TitoloCantata a tre
Pubblicazione
Descrizione fisica. Filigrana: non rilevata.
Note generaliSul frontespizio c'è la seguente nota scritta a mano: "Fatta in casa del Co: Ferdinando Bolognetti per la conversazione data al Prenc: Elettorale di Baviera venuto incognito in Roma; la sera delli 25: maggio 1716" e più sotto "Parole del Sig: Avocato Zappi; musica del Sig: Bononcini".
Titolo uniformeCantata a tre. Cantata, , Il Genio della Baviera
Repertori bibliografici
Bibliografia
Trascrizione del testo poeticoGenio:
Dalle rive dell’Istro a voi ne vegno
Belle sponde latine,
E del bavaro cielo il Genio io sono.
Da poi che lunge dal paterno soglio
Il mio signor le piante
Porta di lido in lido, e di se stesso
Fà dove passa insuperbir l’arene;
Io pur di riva in riva
Tracciando vò l’orme famose, e sento
Che l’Italia superba in sen l’asconda;
Rive del Tebro illustri a voi men venni;
Se non sono appo voi,
Non sò dove trovar debba gl’eroi.

Mi dice il core
Con bell’orgoglio
Nel Campidoglio
Si troverà.
E qui veggendo
L’alte memorie
Di tante glorie
L’anima grande
S’appagherà.

Ma quai su queste rive
Non so se Ninfe, o Dive
Io veggio assise a ragionar fra loro?
Ninfe vi guardi il ciel, se pur del cielo
Numi non siete, che guardate altrui.

Fama:
Opportuno giungesti.

Gloria:
Perche di te si ragionava appunto.

Genio:
Di me? Dunque voi siete
Dive del ciel, se nulla è ignoto à voi.
Ah se pregar pur lice in terra i numi,
Dite quai numi siete, onde divoto
Con più certa umiltade il cor v’adori.

Gloria:
Vedi queste ghirlande, ond’io corono
Le tempia, e premio il merto
De forti vincitori? Io son la Gloria.

Fama:
Non vedesti la tromba, ond’io paleso
Le gesta gloriose
Degl’eroi più famosi? Io son la Fama.

Genio:
Inclite Dive à voi mi prostro; oh come,
Oh come il ciel m’arride!
E chi meglio di voi darmi contezza
Potrà del mio signor? Voi ben sapete
Dove s’aggira, ò dove fermo ha il piede
Del bavarico soglio il degno erede.

Fama:
La Fama il sà.

Gloria:
Lo sà la Gloria ancora.

Fama:
Ma vieta egli il ridirlo.

Gloria:
Ma di vivere ignoto hà sol desio.

Fama:
E in altre spoglie sconosciuto egl’erra
Qual Giove, o Febo allor, che scese in terra.

Febo ancor di pstorello
Con le spoglie si vestì,
Ed al prato, ed al ruscello
Pascolando il gregge andò.
Mà se ben l’ardente lume
Del bel volto ricoprì.
Era Febo, ed era nume,
E l’altrui vista ingannò.

Genio:
Giacche niega la Fama
Secondar i miei voti,
Tu generosa Diva illustre Gloria
Sempre del mio signor compagna, e duce
Tu almen dimmi ove sia
Quel cui tanto sospira, e il cor desia.

Gloria:
Se brami a i tuoi pensier
La pace ritrovar,
Non la cercar da me.
Al giusto tuo desio
Non posso compiacer,
Che vo serbar anch’io
Al tuo signor la fè.

Chiedilo a questo fiume,
Che forse ti dirà dov’ei soggiorna;
Se pur di lui geloso
Tacerlo non vorrà per lo timore
Che parta quell’eroe dalle sue rive,
Cui tanto accresce onore.

Genio:
Ah ben lo chiedo al Tebro,
Mà con le tumid’onde
Passa il Fiume superbo, e non risponde.
Ditelo ò belle dive adorate
E non mi fate
Ne più languire, ne sospirar.

Fama/Gloria:
Non si può dire
Convien soffrire
Egli mi disse non palesar.

Genio:
Ditelo ò belle.

Fama/Gloria:
Non si può dire.

Genio:
Deh non mi fate
Ahi più languire.

Fama/Gloria:
Non si può dire
Convien soffire,

Genio:
Deh non mi fate
Ne più languire, ne sospirar.

Fama/Gloria:
Convien soffrire
Egli mi disse non palesar.

Genio:
Ah se il Tebro l’accoglie
Ben troverò per discoprirlo i modi.
Quando partissi il giovanetto Achille
Ver la reggia di Sciro, e là s’ascose,
Perche à lui si scoprisse
Mostrò brandi, e loriche il saggio Ulisse.

Trombe d’oro sù sù risuonate
Or che l’Asia ci chiama a battaglia.
Vegga Europa, anzi vegga la terra
Quanto in guerra
Il valor di nostr’armi prevaglia.

Io veggio, ah sì, trà i cavalier latini
Sconosciuto signor, che al lieto suono
Delle trombe guerriere
Ben più d’ogn’altro si raccese in volto;
Vidi un bel fuoco uscir dalle pupille,
Sì belle dive, hò ritrovato Achille.

Fama:
S’egli è ver che il trovasti.
Vado sù l’Istro, e te precorro, e lui.
Al suo gran genitor ridir vogl’io
La nobil frode, che su’l Tebro usasti,
E vò dir, che a momenti egli l’aspette
A far dell’Austria, anzi del ciel vendette.

Gloriose io spiego l’ali,
E le grandi opre immortali
Già mi porto à rimirar.
Tornerò con le vittorie,
e farò d’eco festiva
Del real Tebro la riva
Tutto intorno risuonar.

Gloria:
Io del Tebro sù i lidi
Aspetterò, che il giovanetto Achille
Verso l’Asia rubella
Mova il piè generoso, e a lui compagna
Seco verrò; ma già l’eroe guerriero
S’accinge alla partita,
Dove l’invita il fervido desio;
Egli con noi sen viene
Fama non ti partir, son teco anch’io.

Mi dà pena bel fiume latino,
Che tu perda sì nobil tesoro.
Mà ci chiama dell’Asia il destino
Ad ornarci le tempia d’alloro.

Genio:
Oh fortunato giorno;
Oh di qual gioia io sento
Brillarmi in seno il core,
Or che al gran genitore
Farà con meco il mio signor ritorno;
Andiamo illustri dive.
Andiam dell’Istro à consolar le rive.

Fama/Gloria/Genio:
Nuovo suono di belliche trombe
Per l’aria rimbombe
E accompagni la gioia del cor.
Or che insieme la Fama, e la Gloria
Van frà l’armi a cercar la vittoria,
E con esse va in guerra il valor.
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneV-CVasc - Città del Vaticano - Archivio Segreto Vaticano
Fondo Bolognetti - 201 (fol. 179r-182r)

   Scheda a cura di Andrea Zedler