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Scheda numero 5394

Livello bibliograficoMonografia
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1716
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
Autore del testo per musicaGiovo, Nicolò
PossessoreSigismondo, Giuseppe (1739-1826)
TitoloSerenata a cinque voci con violini, violette, violoncelli, oubuè, flauti, e trombe, Primavera, Estate, Autunno, Inverno, e Giove / Musica del Sig. Cavaliere Alessandro Scarlatti
PresentazionePartitura
Pubblicazione[Napoli : copia, 1716]
Descrizione fisica1 partitura (cc. 110) ; 205x265mm. Filigrana: non rilevata.
Note generaliTrattasi della prima parte della serenata (per la seconda parte cfr. I-Nc, Cantate 272 olim 21.2.6; scheda Clori 5408); la prima esecuzione della serenata avvenne il 19 maggio 1716 nel palazzo napoletano di Nicola Gaetano d'Aragona e Aurora Sanseverino in occasione della nascita di Leopoldo d'Asburgo; il libretto venne stampato presso Michele-Luigi Muzio (Sartori 12394); alla rappresentazione presero parte Gaetano Borghi, Antonio Manna, Francesco Vitale, Margherita Durastanti, Matteo Sassano.
Titolo uniformeNato è già l’austriaco sole. Serenata, 5V,orch, S,S,A,T,B,fl,2ob,fag,2tr,2vl,2vla,2vlc,bc, La gloria della Primavera
Repertori bibliograficiSartori-libretti: 12394
Rostirolla-cantate: 373-22
SBN: IT\ICCU\MSM\0086344
BibliografiaCafiero-Sigismondo: serenata identificata con il n. 503.
Descrizione analitica1.1: Allegro (Sinfonia, re maggiore, c)

1.2: Moderato (Sinfonia, la maggiore, 3/8)

1.3: Presto (Sinfonia, re maggiore, 2/2)

2.1: (Aria, re maggiore, c)
Nato è già l’austriaco sole
3.1: (Recitativo, c)
Noi che a vicenda elesse
4.1: Allegro (Aria, sol maggiore, c)
Già fermò sull’empia ruota
5.1: (Recitativo, c)
Non più sterili e meste
6.1: Allegro (Aria, do maggiore, c)
Più l’Aquila non teme
7.1: (Recitativo, c)
Trasse già l’Istro altero
8.1: Andante (Aria, fa maggiore, 3/4)
Fuor dell’urna le bell’onde
9.1: (Recitativo, c)
Nacque a noi, nacque al grande
10.1: Allegro (Aria, la maggiore, c)
Col piacer già la pace riposa
11.1: (Recitativo, c)
Qui dunque oh mie compagne
12.1: Andante (Aria, si bem. maggiore, 3/4)
L’aura sussurrando
13.1: (Recitativo, c)
Già con umido ciglio
14.1: Allegro (Aria, la minore, 3/8)
Solca il mar, scioglie le vele
15.1: (Recitativo, c)
Viddi correr audaci
16.1: Allegro moderato (Aria, si minore, 3/8)
Doppo l’orrore
17.1: (Recitativo, c)
Quante volte mirai giacer col servo
18.1: Lento (Aria, mi minore, c)
È più caro il fonte el rio
19.1: (Recitativo, c)
Viddi anch’io con orrore
20.1: Presto (Aria, do maggiore, 3/8)
Arde il Ciel, saette avventa
21.1: (Recitativo, c)
Tal virtù seco trasse
22.1: Lento (Aria, la minore, 4/2)
Vieni o Re dell’alte sfere
Trascrizione del testo poetico[Prima parte]

[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Nato è già l’Austriaco Sole
Tutto l’orbe ad illustrar
Né la terra più si duole
Nel vedersi insanguinar.
[Primavera]
Più di trombe il reo guerriero
Non s’ascolti risuonar.
[Estate/Autunno]
Pace a noi, pace all’Impero
Piacque a Giove alfin donar.
[Inverno]
Viva Carlo e la sua prole
Dica ogn’or voce festiva.
[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Sempre in questa bassa mole
L’uno e l’altra regni e viva.

[Primavera]
Noi che a vicenda elesse
L’Almo Fattore a dominar su gl’anni,
E che rapidi vanni
Non permette che sciolga il veglio alato
Fuora del nostro antico e vasto Impero
Noi sì per l’orbe intero
Non più mesto e turbato
Facciamo risuonar gioconde note,
Direm: Più non percuote
Aspro furor di guerra
E campagne e capanne e soglie auguste.
Direm: L’ire vetuste
Son d’irata Bellona e spente e dome
E l’eroe sol d’ulivo orna le chiome.

[Primavera]
Già fermò sull’empia ruota
Resa immota
La fortuna amiche piante,
Se a far schermo a le ruine
Nacque alfine
Il bramato Austriaco Atlante.

[Estate]
Non più sterili e meste
Vede l’Aquile sue l’Austria regnante,
Ministra di tempeste
Guardò varia incostante
La discordia che regna in cuore infido
Lunga stagion già l’infecondo nido
Pietà, pietà poi vinse
Onde la regal prole
Aprì per nostra pace
La pupilla vivace
Dell’avita sua gloria al chiaro sole.

[Estate]
Più l’Aquila non teme
Di serpe crudo, infido
Che il dolce e caro nido
Sparge di rio velen.
Se mentre d’ira freme
Vedendo i suoi perigli
La prole arma d’artigli,
E le difende il sen.

[Autunno]
Trasse già l’Istro altero
Di sua nuova fortuna il crin dall’onde
E su l’umide sponde
Posando il fianco antico
Chiamò de le sue ninfe il coro amico,
E disse: Or pronte andate,
Scegliendo i più bei fior del prato ameno,
E l’auree chiome, el seno,
E ‘l molle fianco, e ‘l grembo,
E delle spoglie, e il lembo
Con industria gentile a gara ornate
E carole intrecciate,
Fin che le mie bell’acque
Bacino il piede al nuovo eroe che nacque.

[Autunno]
Fuor dell’urna le bell’onde
Col soave mormorio
Par che dican: Gelo rio
Più non frena i nostri passi.
E bagnando ogn’or le sponde
Più fastose e più superbe
Van tra fiori e van tra l’erbe
A baciare or piante e sassi.

[Inverno]
Nacque a noi, nacque al grande
Genio, ai suoi grand’avi il pegno eletto
A rischiarar con nuova luce il mondo;
Nacque e tal già spande
Con suon lieto e giocondo,
Fama del nato eroe che nuovo aspetto
Prende al nuovo piacer l’Italia afflitta,
Desolata e sconfitta
Lunga stagion l’oppresse orrore e pena
Or già si rasserena,
S’avvalora, conforta et assicura
Se delle forti mura
Di cui si cinge il vago seno altero
Già nacque il nume, e ‘l difensor guerriero.

[Inverno]
Col piacer già la pace riposa
Sotto l’ombra d’alloro novello,
E la gloria più lieta e fastosa
Custodisce un riposo sì bello.

[Primavera]
Qui dunque oh mie compagne
Venite a la grand’opra
Si sciolga il labro a lieto riso e al canto.
[Estate]
Si spieghi omai, si scopra
Con qual fasto sovrano e con qual vanto
Per le nostre campagne
Andar può di sua sorte ogn’alma altera.
[Autunno]
Poiché di sfera in sfera
Dalla sua chiara stella
Scese l’anima grande e la rubbella
Pena ria, già sen cadde a lieti carmi
Sciolga la voce [Inverno] Parmi
D’ogni onor, d’ogni laude,
E del comun diletto
Degno l’alto sogetto
Se l’Augusto Campion tra noi già nato
Viene a dar leggi alla fortuna, e al fato.

[Primavera]
L’aura sussurrando
[Estate]
Il fonte mormorando
[Autunno]
Il bosco senz’orrori
[Inverno]
Il prato pien di fiori
[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Porga segni di piacer.
[Primavera, Estate]
Rida ogn’alma lieta in calma
[Autunno, Inverno]
Ogni core arda d’amore
[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Né più turbi il bel sereno
Fiero affanno, rio veleno
Che non fa già mai goder.

[Primavera]
Già con umido ciglio
D’ogni fiorito suolo
Mirai l’amenità sparire a volo,
E le campagne incolte
Sparse con empio orror d’ossa insepolte,
Mirai d’armi e di straggi
Ogni fertil terreno
Rendersi ingombro e pieno,
E il lume de suoi raggi
Negarli ancora inorridito il sole
Or non si lagna e duole
Scevro dir ei timori e d’aspri affanni
Il cor che gode e non paventa inganni.

[Primavera]
Solca il mar, scioglie le vele
Se mai posa il vento e l’onda
E la sponda
Lascia il provido nocchier.
Doppo affanno e duol crudele
Così l’alma non paventa
Ma contenta
Gode in calma di piacer.

[Estate]
Viddi correr audaci
Di Bellona i seguaci
Dove certo e sicuro era il periglio,
Né frenare i lor passi
Gelosa cura o intenso amor di figlio;
El figlio istesso al padre
Farsi ribelle al vario suon dell’armi
E delle trombe ai carmi
Correr tinti di sangue i fiumi ancora,
E la madre, e la suora
Cercando i suoi più cari
Sovra le nude arene
Forse del sangue lor sparse, e macchiate
Stampare orme d’amor ma sventurate.
Or però tal s’aggira
Gioia improvvisa entro al mio cor che brilla
Che in ogni loco ammira
Oggetti di piacer la mia pupilla.

[Estate]
Doppo l’orrore
Di notte oscura
Si fa più caro
Il sol che chiaro
Ne reca il dì.
Tal già si cura
Di non penare
Sa più brillare
E l’alma el core
Che già languì.

[Autunno]
Quante volte mirai giacer col servo
Il suo Signore estinto,
El vincitor col vinto,
Quante volte mirai
Le nuove el vecchio padre
Fra le sconfitte squadre
Chiamando il figlio e ‘l dolce sposo a nome
Squarciarsi il petto e lacerar le chiome.
Or degli affanni miei
Sento placato alfin l’aspro rigore
E sol porgano i dei
Per pietà del mio mal contenti al core.

[Inverno]
È più caro il fonte el rio
Quando scioglie il piè d’argento
Doppo il gel che lo trattiene.
Tal già sento nel cor mio
Che più dolce è quel contento
Che a noi vien doppo le pene.

[Inverno]
Viddi anch’io con orrore
Più d’un Regno dal foco arso e distrutto,
E il vincitor superbo
Mirar con ciglio asciutto
Di popoli già vinti il duolo acerbo,
E su l’afflitte genti
Le ceneri infelici
Spargersi poi di furiosi venti,
E di chi muore e langue
Il mesto suono udii roco e doglioso,
E l’empia stragge, e il sangue
Mirarsi nel passar da Eroe fastoso,
Or spavento, e terrore,
Non mi punge o m’assale
Poiché Marte o Bellona
Non più d’arme risuona
Ma sol Palla, e Minerva han preggio uguale.

[Inverno]
Arde il Ciel, saette avventa
Ma non tema il sacro alloro,
Come quello non paventa
L’alma mia di rio martoro.

[Primavera]
Tal virtù seco trasse
Dalla parte più pura ond’a noi scese
L’alma che a degne imprese
Formolla a suo piacer. L’alto motore
È mio però l’onore
S’ella fra noi tanti contenti aduna,
S’io fui del nato eroe
Eletta ad infiorar l’augusta cuna.
[Estate]
Di tal vanto pretendo
Esserne a parte anch’io.
[Autunno]
È pur mia questa gloria. [Inverno] Io non mi rendo
Facil trionfo all’altrui voglie ardite.
[Primavera]
Giudice di mia lite
Dunque Giove facciamo. [Estate] Lieto e contento
Vi applaude il cor
De pregi suoi geloso
[Autunno]
Io v’acconsento. [Inverno] Io ripugnar non oso.

[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Vieni o Re dell’alte sfere
Vieni e porgi a noi la pace.
[Primavera, Estate]
Se spuntò già di piacer
Un seren raggio vivace
[Autunno, Inverno]
Se per far l’alme godere
Speme più non è fallace.
[Primavera, Estate, Autunno, Inverno]
Sian le gioie più sincere
Se donarle a noi ti piace.
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Risorse di rete Internet Culturale. Digitalizzazione completa
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-Nc - Napoli - Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "San Pietro a Majella"
Cantate 275 (= 34.6.34)

   Scheda a cura di Giulia Giovani