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Scheda numero 5314

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta,
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
TitoloCantata à Voce sola co[n] Violini. Del S.r Scarlatti
PresentazionePartitura
PubblicazioneRoma : copia, (1680-1690)
Descrizione fisica. Filigrana: non rilevata.
Titolo uniformeMentre un Zeffiro arguto. Cantata, 1v,3str, A,2vl,bc
Repertori bibliograficiHanley: n. 421, pp. 315-316
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: Adagio (Sinfonia, si minore, c)

1.2: Allegro (Sinfonia, si minore, c)

2.1: (Recitativo, si minore, c)
Mentre un Zeffiro arguto
3.1: Allegro (Aria, si minore, c)
Non più lacci, non più strali
4.1: (Recitativo, c)
Vuol Cupido, ch'io mora
5.1: Allegro (Aria, re maggiore, 3/8)
Sirena, che alletti
5.2: (Aria, re maggiore, 3/8)
Co' cenni furtivi
6.1: (Recitativo, c)
Stelle, barbare stelle
7.1: (Aria, mi minore, c)
Navigar l'Egeo d'amore
8.1: (Recitativo-arioso, si minore, c)
Mio cor, se di Fortuna
Fa parte di13 cantate da camera (scheda n. 5299)
Trascrizione del testo poeticoMentre un Zeffiro arguto
Con la sferza dell’ali
Castigava l’ardor de lampi estivi,
Del mar presso alle sponde,
Cui baciavan l’arene i salsi argenti,
Mesto e solingo un dì
D’Amor mi dolsi e favellai così:

Non più lacci, non più strali,
Son legato, son ferito,
Hai vinto Amor, hai vinto!
D’un tremulo crine
La bionda procella
Ritorta in anella,
Intesse fatali
Catene al mio cor.

Non più lacci, non più strali,
Son legato, son ferito,
Hai vinto Amor, hai vinto!
Pupilla, che splende,
Co' i sguardi m’accende,
Ma l’alma infelice
Qual nuova Fenice
Ritrova i natali
D’un ciglio all’ardor.

Vuol Cupido, ch’io mora
E la mia fè negletta
Di severa beltà l’orgoglio adora.
Così genio fatale
Mi costringe ad amar con duolo eterno
Sotto angeliche spoglie alma d’inferno.

Sirena, ch’alletti
Con vezzi homicidi,
Dolcezze prometti,
Ma, perfida, uccidi.

2.a
Co' i cenni furtivi
Di lieta sembianza
Le ceneri avvivi
Di morta speranza.

Stelle, barbare stelle,
Ch’il mio voler forzate,
L’inumano rigore
Nel cor di Filli ò la mia fè cangiate.

Navigar l’Egeo d’amore
Contro vento è gran sventura.
Nell’onda torbida, che rauca freme,
Si perde l’ancora d’amica speme,
Che d’un ciglio lo splendore
Degl’amanti è cinosura.

Mio cor, se di Fortuna
Spira un aura nemica,
Per non restar tra le tempeste absorto
Chiudi le sparse antenne e riedi al porto.
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PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneD-Hs - Hamburg - Staats und Universitätsbibliothek Carl von Ossietzky, Musiksammlung
ND VI 2263,1(12)

   Scheda a cura di Berthold Over