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Scheda numero 4298

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1689-1717
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
Autore del testo per musicaPamphilj, Benedetto (1653-1730; cardinale)
CopistaLanciani, Francesco
TitoloDel Sig. Scarlatti / Il Coriolano
PresentazionePartitura
PubblicazioneRoma : copia di Francesco Lanciani
Descrizione fisica. Filigrana: non rilevata.
Note generaliLa cantata è stata copiata per il cardinale Benedetto Pamphilj nel 1689 e nel 1690; e per il cardinale Ottoboni nel 1694.
Titolo uniformeLa fortuna di Roma. Cantata, 1V,1str., S,bc, Il Coriolano
Repertori bibliografici
BibliografiaMarx-Pamphilj. Marx-Ottoboni. Hanley: n. 359, p. 281. Marx-Watanabe. Sciommeri-Città.
Descrizione analitica1.1: (Recitativo-arioso, re maggiore, c)
La fortuna di Roma
2.1: (Aria, re maggiore, c)
Miei compagni e che s'aspetta
3.1: (Recitativo, c)
Amici, ecco di Roma il fin bramato
4.1: (Aria, re minore, c)
Caro figlio, io so, ch'hai vanto
4.2: (Aria, re minore, c)
Sposo amato, un vero ardire
5.1: (Recitativo-arioso, c)
Di marito e di Figlio al dolce nome
Fa parte diCantate da camera (scheda n. 4291)
Trascrizione del testo poeticoLa fortuna di Roma
A debil filo appesa
A momenti attendea l'ultima offesa.
Coriolano irritato
Dall'infelice e forse ingiusto esiglio
In vendetta cangiato
Havea l'amor di cittadin, di figlio.
De Volsci unito al bellicoso ardire,
De le tende nemiche
Sovra il Tebro stendea l'ombre guerriere,
Venian gl’amici a schiere
Per frenar del suo cor l'ardire insano,
I più famosi eroi
Chiedevano pietà, ma tutto invano,
Che il giovane superbo
Al suo campo seguace un guardo gira
E rispondon per lui fortuna ed ira.

Miei compagni e che s'aspetta,
La fortuna è un sol momento,
Sia virtude ò tradimento,
Vuò far bella una vendetta.

Amici, ecco di Roma al fin bramato
Io giuro sul'honor delle vostr’alme,
Che dal nostro valor pende un gran Fato.
Volea più dir, ma gli sospese il labro
Un numeroso stuolo
Di nobili donzelle.
A cui facean la scorta
Volunnia Bella a Coriolan consorte,
Vetruvia Genitrice.
Così con doppia face amor ribatte
Dell’ira i colpi/moti e in nobil cor combatte.

Caro figlio, io so, ch'hai vanto
D'atterrar ogni valore,
Ma per vincere il tuo core
Vengo a vincere col pianto.

Sposo amato, un vero ardire
Vuò destar alla tua gloria,
Ma una fiamma di memoria
Destar voglio e poi morire.

Di marito e di Figlio al dolce nome
Vinta di Coriolan l’ira feroce
Dopo breve pensier cedè, ma poi
Fu da i seguaci il traditor tradito.
A sì funesto avviso uscir dolenti
Le romane donzelle in nero ammanto,
E dove il sangue sparse
Il giovane infelice,
Amarissima corse onda di pianto.
Ivi poi d’urna invece
S’alzò Teatro al feminil valore.
Chi vive per tradir, tradito muore.
 Document image 
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-Gl - Genova - Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "N. Paganini"
A.7.16 (A.1.5)(7)

   Scheda a cura di Berthold Over