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Scheda numero 2412

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1710-1750
CompositoreAstorga, baron Emanuele Gioacchino Cesare Rincon, d' (1680-1757)
TitoloCantata D'Astorga
PresentazioneNon applicabile
Pubblicazione[Sl. : copia, 1710-1750]
Descrizione fisicaC. 85-89r ; 210x285 mm. Filigrana: non rilevata.
Note generaliTit. dall'intestazione a c. 85; num. delle carte moderna (85-89); a c. 89v incipit di "L'amante Clori ben dir vorriai" (vedi scheda 2413)
Titolo uniformeStelle chiare e lucenti. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiRISM A II: 850041004
Ladd: B187
Bini-Fondo Mario: p. 396
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, c)
S: Stelle chiare e lucenti
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2.1: Andante (Aria, fa maggiore, c/)
S: D'un pensier di vagheggiarvi
%C-1$bB@c/ =11/2''C'F/2.''D4C/'B+''CD+E/
3.1: (Recitativo, c)
S: Così mentr'io vi veggo
%C-1$bB@c 4-8-'B''DDDDC/4C8CCCCDbE/
4.1: Andante (Aria, sol minore, c)
S: A voi penso luci care
%C-1$bB@c =4/2-4.'G8A/8B''CD'A{BA}4G/
Fa parte diComposizioni vocali da camera (scheda n. 2381)
Trascrizione del testo poeticoStelle chiare e lucenti
Ch’in fronte al mio bel nume
Risplendete ad ogn’or con maggior lume
Che non risplende in cielo il biondo Dio
Faci dell’amor mio
Che con un raggio sol di vostra luce
il mio dolor temprate
Pupille idolatrate
Poiché destin crudele
A gir da te lontano oggi mi sforza
Con incoragiata [sic] forza
Sì vi mantien presente al alma mia
Che parmi di vedervi ogni momento
E tal piacere io sento
In così dolce inganno
Che quasi non condanna
Il Tiger del mio fato
Se con l’idea gentile
Della vostra sembianza
Compensa il duol del aspra lontananza.

D'un pensier di vagheggiarvi
Raddolciste il mio tormento
Qual saria nel rimirarvi
Il contento del mio cor.
Vostro lume è sì possente
Che da lungi ancor m’accende
E beando la mia mente
Vano rende il mio dolor.

Così mentr'io vi veggo
Con gli occhi del pensier pupille vaghe
Sento che le mie piaghe
Con immensa dolcezza amor conforta
Ma se poi mi trasporta
L’infamato desio
Ad esprimervi detti
L’amor o se mie pene
xxxx all’hor mi soviene
D’esser da voi lontano
E mi sorprende tanta mestizia il core
Ch’io temo a tutte l’ore
In pena s’infinita
Per eccesso di duol mancar di vita.

A voi penso luci care
E cessando di penar
Io mi sento consolar.
Ma se penso alla distanza
Che mi vieta vagheggiarvi
Nel desio di rimirarvi
Io ritorno a sospirar.
 Document image 
Risorse di rete Scheda e immagini sul sito della Bibliomediateca Accademia Nazionale Santa Cecilia
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-Rama - Roma - Bibliomediateca Accademia Nazionale Santa Cecilia
Fondo Mario - A.Ms.3702 (29)

   Scheda a cura di Francesca Muccioli