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Scheda numero 1716

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1750-1800
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
TitoloCantata a voce sola
PresentazionePartitura
Pubblicazione[S.l. : , 1750-1800]
Descrizione fisicaC. 60r-65v. Filigrana: non rilevata.
Titolo uniformeAh che pur troppo è vero. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiSBN: IT\ICCU\MSM\0135924
Hanley: 16
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, c)
S: Ah che pur troppo è vero
2.1: andante (Aria, do maggiore, 3/4)
S: Col partir la bella Clori
3.1: (Recitativo, c)
S: So che di me ti lagni
4.1: adagio (Aria, si bem. maggiore, c)
S: Care mura a voi d'intorno
5.1: (Recitativo, c)
S: Numi ingiusti e spietati
6.1: (Aria, la minore, 3/8)
S: Come langue il fior nel prato
Fa parte diCantate (scheda n. 838)
Trascrizione del testo poeticoAh che pur troppo è vero
Che del nume d'Amor son prigioniero
Finché dolci catene
Mi strinsero al mio bene
Vissi felice e non conobbi affanno
Or che destin crudele
M'involò l'idol mio
Provo che il cieco Dio è un dio tiranno.
Quando del tuo partir Clori adorata
Giunse l'ora fatale
Ahi con qual pena soffrisse il mio core
Clori pensalo tu tel dica Amore

Col partir la bella Clori
Si partì dall'alma mia
Ogni gioia ogni piacer.
Ma che fido io non l'adori
Non farà la sorte ria
Se mi niega di goder

So, che di me ti lagni
Che in quel momento estremo
Negassi al tuo partir l'ultimo addio
Ma eccesso fu del mio dolente Amore;
Che non potea il core
Soffrir caro mio ben dolor sì rio.
Deh cara ti consola,
Che a pianger,e penar non sei tu sola.
In solitaria parte
Volgo sempre le piante afflitto, e solo,
E sol pensando a te tempro il mio duolo
All'adorate mura
Spesso rivolgo i lumi
Che le lagrime ai fiumi
Versano allor poiché vedove, e sole
Le miro del mio ben del mio ben sole

Care mura a voi d'intorno
So che in van raggiro il piè.
Se accogliete Clori un giorno
Accogliete or la mia fè.

Numi ingiusti, e spietati
Amor, Amor tiranno
Perché donasti a Clori
Tanta beltà tal senno e tanta fede,
E a me, già che voleste
Di si caro tesor rendermi Amante
Perché non concedeste
O virtude maggiore o maggior sorte
O togliendomi Clori almen la morte.

Come langue il fior nel prato
Dal bel maggio abbandonato
Così langue questo cor.
Ancor io di Clori privo
È un prodigio se son vivo
Che in sì dura lontananza
M'alimenta la speranza
Perché io viva al mio martir
 Document image 
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-Mc - Milano - Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "Giuseppe Verdi"
Fondo Noseda - I-181.14

   Scheda a cura di Raffaele Deluca