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Scheda numero 1393

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData certa, 1706
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
PossessoreColonna, Carlo (1665-1739; cardinale)
CopistaAngelini, Antonio Giuseppe
Titolo13. Xbre 1706 / Del Sig:r Aless:o Scarlatti.
PresentazionePartitura
PubblicazioneRoma : copia di Antonio Gioseppe Angelini, 1706
Descrizione fisica. Filigrana: non rilevata.
Note generaliLa cantata è stata copiata per il Cardinale Carlo Colonna come viene evidenziato dal suo stemma nella vignetta di titolo del manoscritto.
Titolo uniformeNotte placida e lieta. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiRISM A II: 451003467
Hanley: n. 481 p. 350
Bibliografia
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, re minore, c)
Notte placida e lieta
2.1: (Aria, fa maggiore, c)
Fa, ch'io sogni un solo istante
3.1: (Recitativo, c)
Ma, al fragore dell'onda
4.1: Adagio assai (Aria, re minore, 12/8)
Io ti chiamo, si ti bramo
5.1: (Recitativo, c)
E pure ancor non giunge
6.1: (Aria, re minore, c/)
Senza speme, e senza aita
Fa parte diCantate da camera a voce sola (scheda n. 1390)
Trascrizione del testo poeticoNotte placida e lieta,
Che nel profondo del silenzio ombroso
Porti l'alme del mondo a un bel riposo,
Mentre in sen dell'oblio con lento piede
Si porta il rio di Lete,
A te soccorso or chiede
Quest'alma mia, che si distrugge in pianto.
Se di bella pietà tu porti il vanto,
Per gl'occulti sentier d'amico sonno
Guida il mio cor piagato, ov'ei rimiri
L'adorata cagion de suoi martiri.

Fa, ch'io sogni un solo istante
Quel sembiante,
Che mirar mi vieta il dì.
Tanto basta à far beato
Questo cor, ch'è tormentato
Dallo stral, che lo ferì.

Ma, al fragore dell'onda,
Che forma il pianto mio,
Non si muove à pietà notte gioconda.
Misero, e che far deggio?
Ove mi volgo? Oh Dio!
Se niega al mio dolor di tregua un hora
Congiurata col dì la notte ancora.

Io ti chiamo, sì ti bramo
Caro sonno, amico nume,
Corri, vola e vieni à me.
Bagna tu le mie pupille
Con le stille dell'oblio
E ristora, pria ch'io mora,
L'egro spirto di mia fè.

E pure ancor non giunge
E ferma immoto il passo oltre l'usato
Sostegno della vita,
Della morte il Germano a darmi aita?
Dunque i numi pietosi a danno mio
Cangia in crudele aspetto il fato rio?
Ah, che intendo d'amor la tirannia,
Vuol', che l'anima mia
Ami, peni e disperi al suo tormento
Di sognato ristoro anco un momento.

Senza speme e senza aita
Vuol', ch'io viva disperato,
Il tiranno arciero Amor.
Il crudel mi serba in vita
Per bersaglio sventurato
De suoi strati al crudo ardor.
 Document image 
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneD-HVs - Hannover - Stadtbibliothek, Musikbibliothek
Kestner 73(3)

   Scheda a cura di Berthold Over