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Scheda numero 1000

Livello bibliograficoSpoglio
Tipo documentoMusica manoscritta
DataData incerta, 1710-1740
CompositoreScarlatti, Alessandro (1660-1725)
PossessoreSigismondo, Giuseppe (1739-1826)
TitoloCantata / del Sig.re Ales.dro Scarlatti
PresentazionePartitura
Pubblicazione[Napoli : copia, 1710-1740]
Descrizione fisica1 partitura (c. 26v-31v). Filigrana: non rilevata.
Note generaliLa cantata apparteneva alla collezione di Giuseppe Sigismondo, acquisita dalla biblioteca alla sua morte.
Titolo uniformeAlme voi che provaste. Cantata, 1V,1str, S,bc
Repertori bibliograficiSBN: IT\ICCU\MSM\0081483
URFM
Hanley: 35
RISM A II: 850009126
BibliografiaCafiero-Sigismondo: cantata compresa nel manoscritto identificato con il n. 496.
Descrizione analitica1.1: (Recitativo, c; S,bc)
S: Alme voi che provaste
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2.1: Largo (Aria, mi minore; S,bc)
Nell'orror del tradimento
3.1: (Recitativo, c; S,bc)
Si che mi tradì Daliso ingrato
4.1: Andante (Aria, re minore, c/; S,bc)
Nel duol che mi tormenta
Fa parte diCantate (scheda n. 952)
Trascrizione del testo poeticoAlme voi che provaste
Non pur lo stral d’amore
Ma il veleno crudel di gelosia
Né la sua pena ria
Consolate Il mio cor che langue e more
Amai gran tempo e corrisposta amante
Godei l’amor del caro bene in pace
Quando tutto il diletto
Che dava a me corrispondenza e amore
Dal geloso [so]spetto
Fu cangiato in tormento, al fido core
Ond’altro non m’avanza
Che d’avere adorato un infedele
L’acerba rimembranza.

Nell’orror del tradimento
Si confonde l’alma mia
Del delitto io già mi pento
Che fu amore un traditore
Ma la pena dell’errore
Già mi dà la gelosia.

Sì sì che mi tradì Daliso ingrato
Ecco ch’a me davante
Con la novella amante il pie rivolge
Senti come con quella
Dolce d’amor Favella
Taci taci mia lingua
Or ch’ei ragiona et ancora una volta
Fille tradita l’empie voci ascolta.

Col bel guardo che m’innamora
Lucidissime pupille
Piagate il cor
E tu l’ascolti o Fille?
Ah no, pera l’infida
Ecco già l’armi in pugno Ecco l’uccido
Dammi i fulmini o Giove
Ch’ei coll’esser spergiuro
Al par di me Tua deitate offesa
E perché nel mirarlo
Il colpo non s’arresti e forse ancora
Di lui senta pietà l’acceso core
Prestami la tua benda o cieco amore.

Nel duol che mi tormenta
Contenta io pur sarò
Ma forse s’ingannò
Nel crederlo infedel l’anima mia
Ah se pentito o mai
Volgendo a me i suoi rai
Mi chiederà pietà
Mio cor che fia.
 Document image 
Risorse di rete Immagini su Internet Culturale
PaeseItalia
LinguaItaliano
LocalizzazioneI-Nc - Napoli - Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "San Pietro a Majella"
34.5.4 (= Cantate 255)(6)

   Scheda a cura di Antonio Caroccia