Meditatione | della morte

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
4929
Forma musicale
cantata spirituale

Organico

Organico sintetico
1V,3str
Organico analitico
Soprano [poi contralto?], 2 violini e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 57-64r ; 210x275
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

Dopo la partitura è indicata la data 1725: probabilmente si tratta dell’anno di copiatura; la cantata, da c. 61, è copiata per voce di Contralto e da diverso copista. Il brano è di difficile lettura a causa delle condizioni delle sbavature dell’inchiostro.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Di quanti come a te di te più forti
2.1: Parte A dell'aria (aria, fa minore, c/)
Su le Piume quando disteso
3.1: parte B dell'aria (aria, 3/8)
Nel corpo poi
4.1: (recitativo, do minore, c)
In questo oscuro loco
5.1: Adagio (aria, fa minore, c)
Su d'un pallido destriero
6.1: (recitativo, re minore, c)
Il mortale periglio
7.1: Andante moderato (aria, do minore, c)
Ma chi vive spensierato

Trascrizione del testo poetico

Di quanti come a te, di te più forti,
Nel fior dell’anni ancora estinti e morti.
Le due sostanze lor divise e sciolte
Cieca morte crudele
Che non distingue l’età del sesso,
Nemen dal forte il debile discerne
Ed il cadente
Del Povero col Ricco e del Potente.
L’Alti Palazzi vuolta e le capanne
Quando questa verrà per te non sai
D’inverno o nell’estate o più di giorno
Dove ti toccherà nemen comprendi
Se come augel in ramo, o veemente
Ti coglierà improviso alle sirene
E quel ch’è peggio ancor, ed atterrite
Se tempo ti darà di confessarti.

Su le Piume quando disteso
Tu sarai nell’ore estreme
Piange il Figlio, moglie geme
Qua gl’amici e le parenti,
Oh che pena oh che tormenti,
L’alma tua che sentirà.
Nel corpo poi
Quanti dolori,
Quanti rancori
All’alma e al cor
La coscienza e l’arroganza
Del nemico a te darà.

In questo oscuro loco,
Ove la verità del nostro niente
Chiaramente apparisce, è ben ch’un poco
Si fermi nostra mente
Et apprenda erudita
Sol della morte a regolar la vita.

Su d’un pallido destriero
Ver la terra de’ viventi
Vien la morte, ma le porte
Quando batte non si sa.
Star bisogna col pensiero
Sempre fisso che a momenti
Può venire, né dall’ire
Scampo alcun la Parca dà.
Su d’un pallido destiero...

Il mortale periglio
Sta sempre in un istante onde conviene
Con prudente consiglio
In ogni istante operar del bene;
Che mai conviene a subitaneo fato
Chi vive apparecchiato.

Ma chi vive spensierato
Nel suo fine
Sol ruine aspettar può.
Senza aver un tal pensiero
Troppo è vero
Mai nessuno dalla terra al Ciel volò.
Ma chi vive spensierato...

Collocazione

Biblioteca
GB-Lbl — London, British Library (dalla scheda superiore)
Segnatura
Add. MS 14148/6

Immagini

Repertori bibliografici

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Feo, Francesco compositore