Cantata a voce sola
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ti lascio omai ti lascio
Mondo fallace e rio,
Pien d’insidie e d’inganni,
Di fallaci lusinghe e vani oggetti,
Tu l’alma m’ingannasti
E dal caro Giesù la traviasti.
Or pentito a te vengo
Caro mio Redentore
E del commesso errore
Chiedo pietà perdono
E degli errori miei pentito io sono.
Vo’ pianger tanto
Caro mio Dio
Ch’il fallo mio
Trovi nel pianto
Da te pietà
Caro mio Dio [...]
Preme il vile e preme il forte
Della morte il gran poter
Non può forza o gran valore
Suo rigore sostener.
Vo’ pianger tanto...
Ohimè che veggio e miro!
Questa orribile testa
Fu al mondo e ’n lei fu viso
Ch’ebbe sua gloria e pregio:
Or vile e senza fregio
Giace per sempre oscura
Cibo di verme vile e sua pastura,
Dov’è il suo nome? O dove
Di quel che fu la sua memoria almeno?
Ahi ch’ogni cosa coprio il sol terreno.
Qual da l’aura in alto spinta
Piuma vil tosto sparì
Dalla vita essendo estinta
Ogni cosa in lei finì
Qual da l’aura in alto spinta...
Ah Dio, se tanto è vero
Ch’ogni cosa mondana
Col finir della vita
Ratto ne fugge e vola,
A te ne vengo umile:
Che sol mancar non puoi, non puoi morire.
E ’n te fondo la spene al mio desire.
Solo in te sempre ne sia
Lo sperar dell’alma mia
Caro Dio riposto ogn’or
Tu sei sol vita immortale
Contra cui giammai non vale
Morte o tempo o rio furor.
Solo in te sempre ne sia...
Collocazione
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Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore