Cantata 7.a
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Non più pioggia del cielo
O pur disciolta neve
Dal monte il ruscelletto crebbe
Ma per l’umor ch’egli ebbe
Dal fiume che sgorgò dagl’occhi miei
E tu Daliso e tu la cagione sei
Ad onta del mio pianto e de’ sospiri
Che inutilmente dal mio seno io sparsi
Portar lungi da me volesti il piede
Ed obliasti oh dio
La purissima fede e l’amor mio.
Ingrato non posso,
Benché mi lasci a piangere,
Chiamarti ingrato ancor.
Dal suo penoso affanno
Il cor si sente frangere
E al labro che vorria
Dirti crudel tiranno
Non lo consente amor.
Sì t’amo o mio Daliso e a chi ben ama
Lontananza crudel
Non può scemar l’affetto
Quella fervida brama
Che nacque nel mio petto
Dal primo dì ch’io vidi il tuo sembiante
Viva in me resterà finch’avrò vita
E tu degl’occhi miei, luce gradita,
Deh ritorna a bearmi
Che di quest’alma a discacciare il duolo
Basta dal tuo bel ciglio un guardo solo.
Tornerai mel dice amore
Il mio core chiede pace
Pace e pace, e pace avrà.
Con sì amabile speranza
Spero almen che lontanza
Minor pena mi darà.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore