Cantata Per camera à voce sola Del sig.r Benedetto marcello
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Qual’or io vi passeggio,
Vedove del mio sole,
Un dì Fiorite collinette amene,
Troppo, Oh Dio, mi sovviene,
Quanto perdeste voi, quanto io perdei.
E dico sospirando:
Ah, che il partir di lei tutto ha cangiato!
Orrido sembra il prato,
Torbido il Fonte e scoloriti i Fiori.
Da che lontana è Clori,
L’aure, l’erbe, le piante, il bosco, i rivi
Belli non son, perché di lei son privi.
Le pallide viole,
Da che lasciolle sole il mio tesoro,
Non fanno più decoro il colle e il prato.
Più languide e più smorte
Si mostran di mia sorte,
Compagne del mio duolo e del mio fato.
Dolce era un tempo il fonte
Bagnar le belle labra
Col cristallino humore.
Fortunato quel fiore,
Cui toccato era in sorte
Cader per quella bianca man di latte.
E se le membra intatte
Riposava tal’or su la fresch’erba,
Quella altiera e superba
Scordando all’or l’oltraggio
Più lieta s’inalzava
E le belle penzili orme baciava.
Or che farete mai
Prive di que’ bei rai,
Per cui foste al cor mio
Più liete e più serene,
Ò collinette amene?
Finché non torni l’amato tesoro,
Non hanno ristoro
Le piante, le fronde,
Ne ai fiori, ne a l’onde
Più pace non v’ha.
Ma l’alma mia, se afflitta più sia,
Lo dica d’amore
Chi prova nel core
La ria crudeltà.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore