D. Ales.o Stradella

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
4243
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
1 partitura (c. 2-7r) ; 24x34 cm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Descrizione analitica

1.1: (aria, sol minore, 3/2)
Sotto l'ombra d'un aureo diadema
2.1: (recitativo, c)
Che mi giova esser Re se schiavo io sono?
3.1: (aria, Mi♭ maggiore, 3/8)
Cangiando puoi Cielo
4.1: (recitativo, c)
Che nel erario sol di mia speranza
5.1: (aria, fa minore, 3/4)
O dei Re folle contento
6.1: (recitativo, c)
E lo scettro temuto
7.1: (aria, sol minore, 3/8)
Domar gl’eserciti
8.1: (recitativo-arioso, c)
Ch'il turbine del Ciel tropp'aspro ha il tuono

Trascrizione del testo poetico

Sotto l’ombra d’un aureo diadema
Querelando il Soldano si sta,
Quel tiranno ch’avvezzo all’Impero,
Mendicando straniero sostegno,
Senza regno
Dato in preda a una languida tema
Deplorando il suo stato sen va:

«Che mi giova esser Re se schiavo io sono?
Se fra’ ceppi d’un trono
Prigioniero mi fè mortal sospetto,
Timor d’infido affetto
La prudenza e ‘l valor guida al periglio
E con ali d’insania errò il consiglio?
Dall’usato rigore
Il debile desio l’animo spoglia
Fatto campo d’orrore
Nell’agitato cor spazia la doglia,
E senza legger freno
La costanza e l’ardir fuggon dal seno.
Disperata la speme
Dei precipizi suoi l’orme m’addita,
All’anima che geme
Più non porga il destin ristoro o aita
E nel suo dubbio corso
Invan chiede la mente al Ciel soccorso.
In così dura sorte,
Vile avanzo di morte,
Vivo al rigor del mio nemico duolo,
Miro del patrio suolo
Ruvinoso lo stato
E della sua caduta incolpo il fato.

Cangiando puoi Cielo
Per ermo sentiero
Conduco il mio piè,
Al foco et al gelo
Di clima severo
Consacro mia fè.
Che nell’erario sol di mia speranza,
Altro fuor che la fè più non m’avanza.

Oh dei Re folle contento
Ch’all’orgoglio i sensi avvezzi
Quel regnar che tanto apprezzi
A costo di sospir marca il tormento.
Quel diadema che circonda
Della chioma il fragil oro
È tirannico decoro
Che d’eterno penar l’alma feconda.

E lo scettro temuto
È di caduco onor, servil tributo.
Quindi le stelle ultrici
Per far vieppiù infelici i tuoi pensieri
Di quel ben che più speri,
Possessor momentaneo ogn’or ti fanno,
Ricongiunto il castigo han sempre al dono.
Che mi giova esser Re se schiavo io sono?

Domar gl’eserciti,
Far l’alme suddite,
Dar legge a’ popoli
Alfin che val?
Se frenar l’impeto
D’un astro rigido
Con voce debile
Non può il mortal?

Ch’il turbine del Ciel tropp’aspro ha il tuono,
Che mi giova esser Re se schiavo io sono?»
Così le sue querele
Solimano dolente all’alma espose
E le vermiglie rose
Che l’aurora spargea bagnò col pianto,
Ma nel suo petto intanto
Mentre i pensieri riposar non ponno
La vigilia del cor sposa col sonno.

Collocazione

Biblioteca
I-Vgc — Venezia, Biblioteca della Fondazione "Giorgio Cini" (dalla scheda superiore)
Fondo
Malipiero
Segnatura
MAL T 272/1

Immagini

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

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