16 Ag.o 1702 Scarlatti
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
La data originale 1702 è stata cambiata in 1701, forse da mano diversa. Una cantata con lo stesso testo di Francesco Gasparini è stata copiata per il cardinale Benedetto Pamphilj nel 1689.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
La beltà, ch’io sospiro, è la mia pace.
Gelosie, tradimenti, ombre, sospetti,
Gioie miste di duol, crudi diletti
Son compagni d’Amor con sorte alterna,
Che quel crudel signore,
Che a suo talento i nostri cor governa,
Ne reca un ben, che nel piacer non piace.
La beltà, ch’io sospiro, è la mia pace.
Sfido in campo la bellezza
Co’ suoi vezzi lusinghieri.
Benché forte allor m’assale
Contro me nulla prevale
Che una stilla di fortezza
Vince un mondo di piaceri.
Così diceva un dì
Generoso il mio core;
E giurarei, che Amore,
Deluso al suon di così saggi detti,
In due begl’occhi neri
Vesti lugubre ammanto ed ivi ancora
De le perdite sue si duole e tace.
La beltà, ch’io sospiro, è la mia pace.
Pupille armate
Con bruno sguardo
Voi m’avventate
Strali di foco,
Ma presto o tardo
Sia il vostro dardo
Di voi mi rido
E il Dio Cupido
Prendo gioco.
L’intrepido mio core
Veste usbergo d’acciar scudo di gelo
Spunta I dardi d’amor spegne la face.
La beltà, ch’io sospiro, è la mia pace.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore