Cantata Del Vivaldi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Era la notte quando i suoi splendori
Spargea Latona tra i notturni orrori.
Tra que’ amici silenti
Tirsi ramingo e solo,
Sospinto dal suo duolo,
Il piede approssimando
Dove stava il suo bene e colà giunto
Immobile mirando quelle mura
Che racchiudean l’amato suo tesoro,
Colmo il cor di martoro,
Tenendo ver di quelle
Le meste luci affisse
Con sospiri interrotti così disse:
Duri marmi ch’il mio bene
In voi stessi custodite
Deh mi dite
Se vi regna in lei pietà.
Or per dar più crude pene
All’afflitta anima mia
Di voi sia
Dura più sua crudeltà.
Duri marmi ch’il mio bene...
Sfogando in questa guisa
L’amoroso cordoglio
Ch’il core gli struggeva,
Senza poter veder la sua adorata,
Sconsolato partissi
Doppo lunga dimora
Perché sorgea l’Aurora.
Partì ma con speranza
Di veder quell’oggetto
Per cui stava in tormenti,
E partendo proruppe in questi accenti:
Se non potei mirar
Le luci del mio sol
Diteli voi per me che fido l’amo.
Nel vostro favellar
Udirà il mio gran duol
E il piacere di sua fé che tanto bramo.
Se non potei mirar...
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore