Cantata à Voce Sola Del Sig.r Baron d’Astorga
Identificazione
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Pensier che con l’imago
Del perduto mio bene
D’amor l’antiche pene
Cerchi di rinovar nel petto mio
Crudo pensiero, oh Dio,
Perché vuoi che s’accenda
Di nuovo in me la quasi estinta face?
Troppo infausto pensier lasciarmi in pace.
S’ero spento a poco a poco
Nel mio sen l’antico foco
E scorgea l’oppresso core
Un balen di libertà.
Ma soffiando il nume arciero
Sol col l’aura d’un pensiero
Riaccese in me l’ardore
Che mai più s’estinguerà.
È destin ch’io v’adori
Della mia bella Clori
Luci vezzose e vaghe,
Né di sanar le piaghe
Che per voi porto al cor già mai più spero.
L’istesso mio pensiero
È cagion del mio male,
Sì che le mie ferite, ond’io languisco
Se penso di sanar, più l’inasprisco.
Più non pensar mio core
Di scioglier la catena
Con cui t’avvinse amor.
Resisti al tuo dolore
Avvezzati alla pena
Dell’amoroso ardor.
Collocazione
Immagini
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Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore