Del Sig.r Abb.e Filippo Colonnese 1684.

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
2575
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 100r-111v
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di
[16 cantate] (n. 2569)

Note

In un manoscritto proveniente probabilmente dalla collezione musicale del cardinale Pietro Ottoboni.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo-arioso, Do maggiore, c)
L'Alba, ch'in oriente
2.1: (aria, la minore, c)
Bei lumi a rivederci un dì
3.1: (recitativo, c)
Vada ovunque si sia
4.1: (aria, sol minore, c)
Sdegnami, quanto vuoi
5.1: (recitativo-arioso, c)
M'armerò di quel foco
6.1: (recitativo, c)
A dio dunque, tormenti
7.1: (aria, Fa maggiore, c)
Se tra l'ombre d'un occhio, ch'è nero
8.1: (recitativo, c)
Ma pria, ch'io v'abbandoni
9.1: (aria, re minore, c 3/2)
Se volete fulminarmi
9.2: (aria, re minore, c 3/2)
Se vi offesi, luci belle

Trascrizione del testo poetico

L’Alba, ch’in oriente
Con diluvij di perle
Va la cuna ingemmando al dì nascente,
La partenza m’impone, Idolo amato.
Ma se forza di fato
Mi costringe a partir, scoglio di fede
Resterà il cor, se parte il piede.
E de venti al furore
Sciolgo le vele, sì, ma non il core.
Io parto e con la guida
Del vostro vago lume, occhi splendenti,
Tramontane mie care
Men vò a cercar le mie fortune in mare.

Bei lumi a rivederci un dì.
A danni miei rubelle
Non sempre in ciel le stelle
S’aggireran così.

Vada ovunque si sia,
Vada io lungi, alma mia, quanto si vuole.
T’havrò d’avanti ogn’hora
O nel ciel o nel sol o nell’aurora.

Sdegnami, quanto vuoi,
Crudel, ch’io t’amerò.
Al gel de sdegni tuoi
Di foco m’armerò.

M’armerò di quel foco,
Onde il dio della guerra
I regni strugge e le provincie atterra.
Certo, che men spietato
Sembra Marte d’Amore a un disperato.

A dio dunque, tormenti
Graditi d’un amante.
A dio speranze disperate d’Amore,
Alla guerra men vò, ma con qual core?

Se tra l’ombre d’un occhio, ch’è nero,
L’aligero arciero
Dal sen mi rubbò.
E da lacci d’un crine che d’oro
Intanto, ch’io moro,
Discioglier nol può.

Ma pria, ch’io v’abbandoni,
O d’un alma di gel pupille ardenti,
Udite del mio cor gl’ultimi accenti:

Se volete fulminarmi,
Cigli arciere, eccomi qua.
Per bersaglio alle vostr’armi
Ecco il sen, ch’ignudo sta.

Se vi offesi, luci belle,
Vuò giustitia e non pietà.
Vuò, che s’armino le stelle
Contro me di crudeltà.

Collocazione

Biblioteca
GB-Lbl — London, British Library (dalla scheda superiore)
Segnatura
Add.39907/6

Immagini

Repertori bibliografici

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

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