Serenata à voce sola con VV. del Sig.r Carapella
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Tit. dall’intitolazione a c. 91r; num. delle carte coeva (91r-104r); a c. 104v è presente l’arietta Non posso vivere senza il mio ben (v. scheda 2464); sopra l’incipit è scritto da mano moderna a matita: "1-D-5a"; la composizione è introdotta da una sinfonia strumentale (c. 91-92); presenti 2 capilettera decorati: per la "S" di "Sinfonia avanti" (c. 91r) e per l’incipit testuale (c. 93r); a c. 104r è scritto: "Fine Copiata ad istanza del Sig.r D. / [parte cancellata illeggibile] / adì 3 Aprile 1682"; per l’identificazione del copista v. scheda 2469; nella descr. analitica 11.1 è in 6/2, mentre l’originale riporta 3/2.
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Un modesto amatore,
Tacito e patiente,
Lungo tempo celò fiamme nel core,
Né mai udito havea
Di saper s’el suo amore era gradito.
Una notte attrivito
All’amato suo ben così dicea:
Quando ogn’altro riposa
E la pace dell’ombre ogn’un ne gode,
Da violenza amorosa
Io alle tue mura intorno,
Distingue il non più notte dal giorno.
Tu condona, o mio bene,
L’importuna novità.
Se tacendo le mie pene
Non ti moveno a pietà.
Se per tacer nulla concede amore,
Voi tentar col portar sorte megliore.
Ascolta, o cara ascolta
Voci d’un moribondo
Hor che non sente, hor che non vede il mondo,
Concedemi sì, sì di notte almen
Quel che mi niega il dì!
Tempo omai è di parlar,
Nume altiero e riverito
Son venuto ad ascoltar
S’el mio amor ti sia gradito.
La catena che m’allaccia
Più mi stringa e dia martir,
Ch’il mio amor non ti dispiaccia
Sarà lieve col sentir.
Questo sol prevenirò
La disgratia o la mia sorte
La mia vita o la mia morte
Da un tuo sì pende o da un no.
Misero ah non ti sento!
Bella tu non m’ascolti,
Ed io sospiro, piango, esclamo al vento.
Del mio mal di me fedel
Sei crudel se non ti cal.
Ah se a miei prieghi sì dolenti e mesti
Non ti risveglia amor pietà ti desti!
Notte, se degl’amanti
Tu sei guida e conduttrice,
Per pietade de’ miei pianti
Da’ soccorso a infelice!
Se risvegliarla i miei sospir non ponno,
Ritira tu da quei bei lumi il sonno;
Ma folle io chiedo aita
A chi quel che chiede offende,
Poi che ella ben comprende
Ch’apparendo il mio sol con un gran scorno,
L’ombra l’estinguerando e farà giorno.
Rimanti, idolo amato,
Io men vò disperato,
E chi scrisse fortunato l’audace,
Fu un gran folle e mendace,
Ch’al mio ardir no altro avanza
Che in luttuoso cielo.
Cantare i funerali alla speranza.
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Musica manoscritta
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