Di Rosanna
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Trascrizione del testo poetico
Dunque fia vero, e non m’inganno e’l credo!
Fille il bel idol mio,
Fille, mi lascia, o Dio!
Quella mi lascia dunque?
Ahi lasso, quella amabil pastorella
Ch’era ver me da pria
Così cortese e pia!
In che l’offesi e quando?
In che le spiaqui e dove?
Dove spiaqui a colei cui tante volte
Giurai mia salda fede?
Quando offesi mai quella per cui tanti
Sparsi, misero, e spargo amari pianti?
Quand’io miro errar qui intorno
Fra gl’orror d’un mesto giorno,
E del bosco in mezzo al fosco
Tutto agli occhi miei colora
La mia bella fedeltà.
Poi s’all’ombre io chiedo mai
La cagion de’ miei guai
Par che allora dallo speco
Sgridi l’eco
Di colei la crudeltà.
Fille, deh, senti almen dai dolci fiati
Dell’Auretta innocente,
Se non dalle mie labbra i miei tormenti.
Senti ma con chi parlo? Ahi che non m’ode
La mia crudel tiranna, o, se pur m’ode,
Sulle lagrime mie festeggia e gode.
Amori, voi, che‘l mio duol tutto scopriste,
E voi selve romite,
E voi ch’un tempo foste
Ime valli riposte,
Della mia fè, de’ giuramenti suoi
Testimoni innocenti,
Almeno voi m’accogliete pietose
In tanta guerra e allor che poca terra
Copra l’estinte membra e fia pur poco;
Voi dolci aurette e puri venticelli
In suon dolce e pietoso
Dal ciel pregate lor pace e riposo.
Ma l’aura passeggera,
Che brilla or qui leggera
Volando e rivolando
I mesti miei sospir sen porta a volo.
E lascivetto rio
Che beve il pianto mio
Passando e sussurrando
Agl’aspri miei martir mi lascia solo.
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Musica manoscritta
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