Cantata à voce sola Del Sig.r G. F. Hendel
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Se per fatal destino
Del faretrato arcier vuol la mia sorte,
Che muta sia ed amante,
Troppo è crudel decreto a un cor, che adora,
Come potrò infelice
Occultar quelle fiamme,
Se una lingua, che tace,
Antidoto al suo mal sdegnia nè brama,
Sollievo alle sue doglie
Parlar dunque dovrò? No, vuò, che sia
Taciturno penar la morte mia.
Crude stelle, astri tiranni
Consigliatemi a morire
O toglietemi amorose
L’ostinato mio timor.
Insegnate al cor amante
La ragion d’un bell’ardire
O narrate almen pietose
Al mio ben il mio dolor.
Ma come incauta arridi
Al tuo mal, se tu puoi,
Ora che sola sei, ne alcun ti sente,
Dir il bel nome, oh Dio, troppo pavento,
Ch’eco il redia e poi
L’aure, che qui d’intorno
Spirano vezzosette?
Con suoi lievi sussurri
Portin con mio rossore
Altrove la cagion de miei martiri.
Dunque misera godi
De guardi sol, chi sa, che fatto accorto
L’idolo tuo del tuo penoso foco
A un reciproco amor non presti loco?
Con voi mi lagnierò,
Occhi, se non trovate
Rimedio a un tanto ardor.
Un guardo, ben sapete,
Può l’amorosa sete
Estinguer del mio cor.
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Musica manoscritta
Scheda inferiore