Cantata À Solo Con V.V. dal s:r Aless:o Scarlatti

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
2048
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,3str
Organico analitico
Soprano, 2 violini e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
1 partitura
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

La cantata è stata copiata per il Cardinale Pietro Ottoboni nel 1692. Exlibris: "Ex bibliotheca Dr. Fr. Chrysander"

Descrizione analitica

1.1: Largo (arioso, mi minore, c)
Nacqui à i sospiri e al pianto
2.1: (recitativo, c)
De miei spietati affanni
3.1: Largo (aria, mi minore, c)
Core, che nacque misero
3.2: [Largo] (aria, mi minore, c)
Occhio, ch'è avvezzo à piangere
4.1: (recitativo-arioso, c)
Così tal'or l'anima mia consolo
5.1: (recitativo-arioso, c)
Deh, per pietà concedi, alato infante
6.1: (ritornello, la minore, c)
6.2: Andante (aria, la minore, c)
Nel rigor del mio martoro
6.3: (ritornello, la minore, c)
6.4: (Andante) (aria, la minore, c)
Clori mia con armi infide
7.1: Largo assai (arioso, mi minore, c)
Ah, che so ben, ch'io deggio

Trascrizione del testo poetico

Nacqui à i sospiri e al pianto
E vivo al duol di troppo dure tempre,
Se vivo, si può dir, chi pena tanto,
E se vita si chiama, il morir sempre.

De miei spietati affanni
Fu cagione il rigore,
Non degl’astri tiranni,
Non di sorte crudel, ma sol d’Amore.
E trovar mai non posso
Altro ristoro alle mie pene amare,
Che di struggermi in pianto e sospirare.

Core, che nacque misero,
Tempra co’ mesti gemiti
La pena sua crudel.
Ben che sempre più rigide,
Le stelle, che l’uccisero,
Scintillano nel ciel.

Occhio, ch’è avvezzo à piangere,
Trova nelle sue lacrime
Un certo tal piacer:
L’asprezza inesorabile,
Ben che non posso frangere,
Del pargoletto arcier.

Cosi tal’or l’anima mia consolo
E con flebili stille
Spesso estingue la sete al mio gran duolo.
Ma che prò? Se più rio
Cresce l’affanno mio
E à tormento si fiero,
Quando termino i giorni, il fine io spero.

Deh, per pietà concedi, alato infante,
Ch’io chiuda i lumi in un perpetuo sonno,
Che mirar più non ponno
Quest’humide pupille il mio dolore.
Ma tu sei crudo e me lo nieghi, Amore!

Nel rigor del mio martoro
Peno sempre e mai non moro.
E in van da fiera sorte
Bramo pace e spero aita,
Che ferisce e non dà morte
L’empio stral della mia vita.

Clori mia con armi infide
Mi traffigge e non m’uccide.
E non può raggio fedele,
Cangiar tempre alle mie pene
Che sol nasce il mio gran male
Da begl’occhi del mio bene.

Ah, che so ben, ch’io deggio
Viver sol per morire in ogni istante
Sempre infelice e tormentato amante.

Collocazione

Biblioteca
D-Hs — Hamburg, Staats und Universitätsbibliothek Carl von Ossietzky, Musiksammlung (dalla scheda superiore)
Segnatura
M A/252/3

Immagini

Repertori bibliografici

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

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