Scritto da me Filippo Cafaro per l’Em.o Sig.r Card. Ottoboni Cantata a Voce sola del Mancini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Son così, così geloso,
Che per guardia al mio tesor
Anch’il cor parmi infedel.
Temo ogni or, che non s’avanza
Quel rival di mia speranza,
L’ombra, il lume e l’aura e’l ciel.
Temo, l’istesso amore,
Che sdegnandomi sol troppo felice,
Per sembianze sì vaghe
Ferischi altrui colle mie proprie piaghe.
E se tal’or mi sembra
Col giusto mio pensier spronar l’impulso,
Ch’ho dentro il petto ascoso,
L’istessa gelosia mi fà geloso.
Rode il core, sempre affanna
La tiranna e fà laguir.
Col veleno gela il seno
E’l piacer cangia in martir
E la furia de’ diletti,
L’alimento de’ sospetti,
Ella accende ogni sospir.
Bella, se tu riposi,
Parmi, ch’il sogno à ?
Dipinghi altro amator,
Che tua pietade implora.
Se tu spieghi tal’hora
Con linguaggio fedel, ch’ardi per me,
Mi sembra inganno
E pur’è chiara fè.
Ogni rio che susurra,
Ogni vento, che fugge,
Ogni sol, che risplende,
Par, che con me gareggia e mi contende.
Se un fior tu vezzeggi,
Temo labro quel fiore
De’ labri tuoi vivaci,
Ch’il labro è mio ed ei n’invola i baci.
Ciò, che contenta,
Poi mi tormenta
Con dubio timor.
Quel volto amabile
Et adorabile
Con guardi teneri
M’annoda l’anima,
Ma la dissanima
Freddo rigor.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore