Cantata à Voce sola con VV: Del Sig.r Gioseppe Della Porta
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Vaghe luci adorate,
Belle sfere lucenti,
Se piagaste il mio core
Con li sguardi pungenti,
Date qualche mercede
All’amor che vi porto, alla mia fede.
Bramo troppo, se vi chiedo,
Occhi belli, un guardo solo.
Benchè doppo, ch’io vi vedo
Sì rubelli, io mi consolo.
Voi, che siete d’Amore
Principali Ministre
E le più care, voi, ch’haveste in sorte
E ferire e sanare
E dar vita e dar morte,
Per minor mio tormento
Datemi un guardo solo e son contento.
Un sol lampo/guardo di vostre pupille,
Toglie al core l’acerba ferita.
Qual Fenice da quelle scintille
Prende forza e rinova la vita.
Volgete, omai volgete
Le vostre luci belle
Al mio core languente!
Non sdegna il sol splendente
Dar sua luce alle stelle.
Alla Farfalla ancora,
Che le scherza d’intorno il lume istesso,
Ha per costume
Donarle il proprio lume.
Se siete tanto avare
Del fulgido splendore,
Vi chiamerò comete,
Comete troppo infauste e non più stelle.
Ma se pupille care
Cortesi qual fugore
À me rivolgerete,
Sempre vi chiamerò pupille belle.
Ogn’Idolo ogni Nume
Non sprezza di chi gl’offre i Doni e i Voti.
Io, che à tue fiammelle
Idoli del mio seno
Sacrai vittima fida l’alma amante,
Sarò solo sprezzato.
Ah, v’intendo, crudeli!
Del sole e della luce
Immitate il rigore!
Quel mirar non si può senza languire,
Questa, à chi le fà vezzi, fà morire.
Io non chiedo altro che un guardo
Dal mio sol, che mi piagò.
Nè men questo haver si può,
Così cruda sei con me!
Dimmi, un guardo e che cos’è?
So, che sei mia bella Arciera,
Il ritratto del candor.
À chi pena per Amor
Dar un guardo per pietà,
Forse perdi l’honestà.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore