Del medesimo
Pubblicato
Identificazione
ID scheda
1861
Titolo dell'opera
Forma musicale
cantata
Organico
Organico sintetico
1V,3str
Organico analitico
Soprano, 2 violini e continuo
Descrizione
Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 40-48
Presentazione
Partitura
Filigrana
Non rilevata
Relazioni
Fa parte di
[5 Cantate e 5 Duetti]
(n. 1857)
Note
La cantata è stata copiata per Pamphilj nel 1688. Pubblicata in: Francesco Gasparini, Cantatas with Violins. Part 1: Soprano Cantatas, a cura di Lisa Navach, Middleton 2010 (Recent Researches in the Music of the Baroque Era 162).
Descrizione analitica
1.1:
Adagio (aria, do minore, c)
Bellezza che sei, che sei
1.2:
Adagio (aria, do minore, c)
Begl'occhi che siete, che siete
2.1:
(recitativo, c)
Guancie di fresche Rose
2.2:
(aria, do minore, c)
Sembrate eterne e poi vi sfronda un hora
Trascrizione del testo poetico
Bellezza che sei, che sei?
Tu sembri un fior, ch’in faccia al sol s’apri,
Che scherza e ride,
Mà il sol, che lo nudrì,
Coi rai l’uccide.
Pur da un fior così cadente
Esce spina sì pungente,
Che fà piaghe mortali ai sensi miei.
Bellezza che sei, che sei?
Begl’occhi che siete, che siete?
Tolte di notte al ricamato vel sembrate stelle,
Mà un sol giro di ciel
Vi fà men belle.
Sò, che gode, chi vi mira,
Mà di morte esposte all’ira
Sul più bel del goder poi vi chiudete.
Begl’occhi che siete, che siete?
Guancie di fresche Rose,
Belle nunzie del riso,
Gigli di bianco viso,
Primavere del guardo,
Per cui spesso in amor vacillo et ardo.
Stolto è ben, chi v’adora:
Sembrate eterne e poi vi sfronda un hora.
Collocazione
Biblioteca
Segnatura
Sant.Hs.862/4
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Tipo documento
Musica manoscritta
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore
Scheda inferiore