Venere e Vulcano poesia del Sig. D. Dario Sangiovanni;

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
1784
Forma musicale
cantata
Titolo alternativo
Venere e Vulcano

Organico

Organico sintetico
2V,1str
Organico analitico
Soprano, basso e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
P. 151-172
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Reggeva a piè dell'oziose incudi
2.1: Non tardo e non veloce (aria, Sol maggiore, 6/4)
Infelici Deità
3.1: (recitativo, c)
Mentre che magro e secco
4.1: Largo (arioso, Do maggiore, c)
Si nutre il foco sol d'aridità
5.1: Non tardo e non veloce (aria, Sol maggiore, 6/4)
Infelici Deità
6.1: (recitativo, c)
Hor voi giovani amanti
7.1: Largo (arioso, mi minore, c)
E ben può dir ogn'uno
8.1: Largo (aria, Sol maggiore, 3/1)
Io già candida e bella

Trascrizione del testo poetico

Reggeva a piè dell’oziose incudi
Il Zoppo Dio Vulcano
Le membra in su la Crocchia,
E portandosi in Mano
Venere non più bella
Il fuso, e la Conocchia
Poveri Vecchi ignudi
Nell’Eolie caverne
Sfogavano così le doglie interne.

Infelici Deità
Che per esser immortali
Sono eterni ancora i mali
D’una lunga e vecchia età
Infelici Deità.
Io che sono la Diva de cori
Per mangiare non ho un polmone
E pur gode un tal boccone
Di Minerva la Civetta
Dalla fame crudele costretta
Le Colombe divorai;
Per soccorrere a miei guai
Più non trovo alcun piccione
Che sparita è la beltà.
Infelici Deità.
Io che sono gran fabro de strali
Dalla fame mi sento ferito.
Per scacciare l’apetito
Non mi giova la fucina.
Più non gode la turba divina
Di sentire i miei martelli
Per pigliarmi degl’uccelli
La mia rete ecco ha finito
Che la maglia rotta è già.
Infelici Deità.
Se già fui per altrui
Di piacer sì liberale
Or per uso giro il fuso
Fatta del vive mio Parca vitale.
Così mi fa contro il mio stile
Dura necessità filar sottile.

Mentre che magro e secco
Io son com’uno stecco
Il mortal che mi vede
Per Vulcano conoscer mi potrà.
Si nutre il foco sol d’aridità.

Infelici Deità
Che per esser immortali
Sono eterni ancora i mali
D’una lunga e vecchia età
Infelici Deità.

Hor voi giovani amanti
Fanciulle lascivette
Venite a rimirar vostre vendette.
Se provaste cotanti.
E sì duri strapazi
Dal mio figlio Cupido
Ecco fra mille strazi
Ignuda lagrimar la Dea di Gnido.
Già con Sterope, e Bronte
Il viver mio mi guadagnai col foco
Hora d’aria mi pasco afflitto e fioco.
Se fui Pirausta or son Camaleonte
E ben può dir ogn’uno
Questi è figlio di Giuno.

Io già candida e bella
Bruna e nera divento
Sono le mia budella
Solo piene di vento
Tal che della fucina
Del gran fabro divino
Son fatti in conclusione
Dura fame il martello
L’incudine il destino.
Il mantice son io e io il carbone
Ma non potiamo no far più facende
S’alimento non ha foco non splende
Ma non potiamo no far più facende.
Così sta, sta così
Amai bellezza che poscia sparì / Armai fortezza che al fin se ne va
Così sta, sta così.

Collocazione

Biblioteca
I-Bc — Bologna, Museo internazionale e Biblioteca della musica (dalla scheda superiore)
Segnatura
X.120/12

Immagini

Repertori bibliografici

Gaspari 1893: III, p. 215
RISM A I: B3638

Tipologia

Tipo documento
Musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Sangiovanni, Dario autore del testo per musica

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