Zenobia prigioniera poesia del Sig. Conte Gio. Battista Roscelli;

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
1774
Forma musicale
cantata
Titolo alternativo
Zenobia prigioniera

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
P. 17-29
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Con intrepido Core
2.1: Tardo e affettuoso (aria, la minore, 6/4)
Roma non ridere
3.1: (recitativo, c)
Dell'Aquile Latine
4.1: Vivo (aria, Sol maggiore, c)
Caddi è ver ma d'empia sorte
5.1: (recitativo, c)
Ben mendico di fasti
6.1: Spiritoso (aria, la minore, 12/8)
Ma da lacci disciolta quest'Alma
7.1: (recitativo, c)
Odi Roma i miei detti, e vergognosa
8.1: (arioso, la minore, 6/8)
Che Zenobia può sol vincer sé stessa

Trascrizione del testo poetico

Con intrepido Core
Cerca d’auree catene in Campidoglio
Premea Carro superbo
Del vinto Oronte la Reina altera
E del Romano Soglio
Cui sdegnò d’humiliar l’alma severa
A piè del trionfante
Illustrava i trofei col bel sembiante.
A sua ferma costanza
Inalzava di Roma il Popol tutto
Con inarcate ciglia archi di gloria
Essa ch’ad occhio asciutto
Sua caduta fatal mirar potea
Con magnanimo ardor così dicea.

Roma non ridere
Del mio languir
Su la ruota di fortuna
Chi fermar credè le piante
Spess’a un giro suo incostante
Cadde in grembo a rio martir.
Roma non ridere
Del mio languir.
Fors’all’alba di tue glorie
Seguirà notte d’affanni
Ch’al soffrir d’Euri tiranni
Pena facci anche il gioir
Roma non ridere
Del mio languir.

Dell’Aquile Latine
Non precorse fortuna ogn’hora il volo
Ma di mia spada ai lampi
S’arrestar su le piume e con suo scorno
Di Romane ruine
Veder d’Emessa festeggiare i Campi
Cadde vinto Eracliano e Gallieno
Benché di Roma Alcide
Lo Scettro in man vacillar si vide.
Sol d’Aureliano il Fato
Di mie vaste vitorie
Il bel flame recise
Ma s’hor piange Palmira
Mira Roma sempre non rise.

Caddi è ver ma d’empia sorte
Chi gl’insulti superò?
Spesso cede al vile il forte
Se nemico il Ciel provò.

Ben mendico di fasti
È di Quirino il soglio
Se di femina avvinta i casi rei
Son sue glorie e trofei.
E tu Cesare impara
Da mie sventure a moderar tuoi vanti
Ch’ad un variar di sorte
Spesso cangiar si vede
Un diadema Real in ceppi al piede.

Ma da lacci disciolta quest’Alma
Non cede la palma
A barbaro ardir
Se in seno costante
Ho un cor di diamante
Che sprezza il morir
Ma da lacci disciolta quest’Alma
Non cede la palma a barbaro ardir.

Odi Roma i miei detti e vergognosa
Di trionfar di fragil salma
E imbelle arrosisci e confessa
Che Zenobia può sol vincer se stessa.

Collocazione

Biblioteca
I-Bc — Bologna, Museo internazionale e Biblioteca della musica (dalla scheda superiore)
Segnatura
X.120/2

Immagini

Repertori bibliografici

Gaspari 1893: III, p. 215
RISM A I: B3638

Tipologia

Tipo documento
Musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Rosselli, Giovanni Battista autore del testo per musica

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