Cantata XI.
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Se de miei fieri ardori
E della pena mia saper, qual sia
L’adorata cagione, o bella Clori,
Volgi per breve istante
Alla fiorita sponda
Di quel vago ruscello il passo errante
E in quei liquidi argenti
Fissa de lumi tuoi gli sguardi ardenti.
Quel volto bello,
Che tù rimiri
Di quel ruscello
Nell’onda errante,
È quel sembiante,
che m’innamora.
Dal bel fulgore
Di quelle vaghe
Luci amorose
Nascon le piaghe
A questo core,
Che frà martiri
Languisce ogn’ora.
Dimmi, forse non è vaga e vezzosa
La cagion del mio duolo.
Ma tu sembri ritrosa,
Ne parli, e non rispondi.
E perché ti confondi,
Se in quell’onde correnti altro non miri,
Che delle tue pupille i vaghi rai?
Dunque tu sol sarai
Cagion de miei sospiri,
S’il tuo gentil sembiante
Sarà l’oggetto al mio desire amante.
Quella tu sei, sì, sì,
Per cui si strugge ognor
Mio core amante.
Per te sol mi ferì
Il cieco dio d’amor;
Non paventar, nò, nò,
A te sempre sarò
Fido e costante.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore