3.a cantata a voce sola del Sig. Alessandro Scarlatti
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Più non si puote amar di quel ch’io v’ami;
Già sento entro il mio core
Un infinito ardore,
E tanto in seno abbonda,
Che per secreta via
Scende nell’anima mia e la circonda.
Onde potenze e sensi
Provano ardori immensi,
Ma l’ardor mio vorace
Tanto consola e piace
Ch d’arder più fia,
Che sol cerchi, e brami
Più non si puote amar di quel ch’io v’ami.
Sol misura del mio amore
E’ la bellezza del mio ben
E perché d’ogni altra bella
Siete quella sola voi più bella tanto,
Ceda il pregio, ceda il vanto
Ogni amante all’amor di questo sen.
Son si care le pene, dolci i martiri,
Che a mirar voi, a voi seguire io sento
Che mille gioie altrui dell’alma mia
Non vagliano tormento.
Quando il ciel coi rai cocenti
Vien la terra a riscaldar
Quanto è caro il venticello
Quanto è caro, quanto è bello
Quanto è dolce il respirar.
Quando ai vostr’occhi lucenti
Sento il core in sen bruciar
Qual m’apporta interna pace
Quanto giova, quanto piace
Quanto è dolce il sospirar.
Dunque luci beate
Vibrate pur vibrate
Verso l’acceso sen novelli ardori
Ch’io per più amar
Vorrei nel sen più Cori.
Mille cor se avessi in petto
A voi caro amato oggetto
Gli vorrei tutti donar
E se un sol per voi d’amore
Non provasse il dolce ardore
Lo vorrei tosto scacciar.
Deh luci care e liete
Stringete pur stringete
Quest’alma mia con nuovi aspri legami
Più non si puote amar di quel ch’io v’ami.
Collocazione
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore