del Sign. Cesarini

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
637
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1710 – 1750
Redazione
S.l. : copia, 1710-1750
Descrizione fisica
3 c.
Presentazione
Non applicabile

Filigrana

Non rilevata

Note

Fascicolo sciolto legato con spago; tit. dall’intitolazione a c. 1r; sopra al tit. si intravede una scritta rifilata, prob. "2/3"; a sinistra del tit. è scritto da mano coeva (diversa dal copista della cantata): "53.II"; num. delle p. moderna a matita; nel quinto verso del secondo recitativo, prima della parola "monte" si legge, cancellata, la parola "cielo"; nella descr. analitica 2.1 è in 6/8 mentre l’originale riporta 3/8

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Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Cintia soccorso aita
2.1: (aria, La maggiore, 6/8)
S, Io son quella che trafissi
3.1: (recitativo, c)
S, Io non intendo come o Dea dei boschi
4.1: (aria, si minore, 12/8)
S, Ch’io viva senza te
5.1: (recitativo, c)
S, E tu diva perdona
6.1: (aria, La maggiore, c)
S, Ancor io la spoglia frale
7.1: (recitativo, c)
S, Sì disse e preso un telo

Trascrizione del testo poetico

Cintia soccorso aita,
Vacilla il piede
Che mi sostiene in vita.
Ahimè, ch’io mi credea con questo strale
Haver fatto cader a pieno esangue
Qual terribil cignale,
Spavento delle selve orror del prato,
Ed oh barbaro fato
Giace trafitto Eurillo e versa il sangue.

Io son quella che trafissi
Il mio cor, la vita mia.
Stelle, cieli, numi, abissi
Quest’è troppa tirannia.

Io non intendo come, o Dea dei boschi,
A me che ti sacrai tutta me stessa
Tal fallo, tal sventura hebbi permessa.
Ritorni Pluto e con orrendo scempio
Precipiti dal monte
In tempesta di pietre, altari e tempio,
E ti chiuda per sempre in Flegetonte.
Ma dove, ahimè, Dorisbe empia trascorsi
Lingua bestemmiatrice e che pretendi
La colpa della man, la mano emendi.

Ch’io viva senza te
Mio bene adorato
Possibil non è,
Non sarà possibil.
Ad onta del fato
Dorisbe morrà.

E tu, diva, perdona
Al labro mentitore
Che se fallì la lingua è puro il core;
Tu sai pur la possanza
In cui l’alme rapisce il Dio di Gnido
Se per seguir d’un pastorello l’orme
Lasciasti sino il ciel, o Dea triforme.

Ancor io la spoglia frale
Qua giù in terra lascierò,
Perché almen fatta immortale
Ad Eurillo m’unirò.

Sì disse e preso un telo
Trafiggersi volea per gire al cielo,
Ma quasi havesser posto al piè le penne
Accorsero le ninfe ed ella svenne.

Collocazione

Biblioteca
S-Uu — Uppsala, Uppsala universitetsbibliotek
Segnatura
Vok.Mus.Hs 53:11

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Repertori bibliografici

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda singola

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