Cantata N° 17 Del Sig.r Alessandro Scarlatti

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
597
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Contralto e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
1 partitura (c. 55-59) ; 210x280 mm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

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Fa parte di

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Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
a, Io che dal cor di Fille
2.1: Lento (aria, mi minore, 3/4)
a, Vorrà ch'io mora
3.1: (recitativo, c)
a, Pur se a far che mi creda
4.1: Lento Moderato (aria, fa minore, c)
a, Questa speranza sola

Trascrizione del testo poetico

Io che dal cor di Fille
Più d’ottener pietà non ho speranza
Col più fedele e più doglioso amante
Or contender vorrei
D’amor d’aspro martir d’alta costanza
Già dille ahi quanto ingrata
Più rigida che mai crudel non crede
Il mio foco il mio duol e la mia fede.

Vorrà ch’io mora
La bella ingrata
E forse allora
Mi crederà.
Ma se ciò fia
Troppo spietata
Ed è più ria
Del mastro fiero
Di crudeltà.

Pur se a far che mi creda
E a moverla [a] pietà
Morir fia d’uopo ad onta d’empia sorte
Lieto m’accingo ad incontrar la morte.
Quindi in voi nudi sassi
Alpestri balze e dure
Tronchi annosi antri opachi e selve oscure
Quando priva dell’alma
Vedrassi estinta questa fredda salma
Di mirti ombrosi allor voi la coprite
E alla donna spietata
Poi lagrimando dite:
Qui per amor svenossi e morto giace
Disprezzato da me Filen costante
Di lui per darle pace
Qualche pietà ti muova ed or ch’è morto
Dar puoi al cener suo un van conforto.

Questa speranza sola
Il mio morir consola e mi da pace
Per questa inutil sorte
La cruda acerba morte all’alma piace

Collocazione

Biblioteca
I-Rama — Roma, Bibliomediateca Accademia Nazionale Santa Cecilia (dalla scheda superiore)
Fondo
Mario
Segnatura
A.Ms.3710/14

Immagini

Repertori bibliografici

Bini 1995: p. 415

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

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