Cantata 27

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
269
Forma musicale
cantata

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
P. 38-39

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Note

Lamento del generale bizantino Belisario che, secondo una leggenda medievale, fu fatto accecare da Giustiniano

Trascrizione del testo poetico

Belisario infelice
Scherzo del fato e dell’invidia altrui
Io che temuto fui
Ne lidi più remoti:
io che all’ira de Goti
sottrassi tutto ardir l’itala sede
timido aggiro ovunque passo il piede.
Io, che posi in catene
Su l’affricane arene
Il vandalo regnante
Cinte di cieco orror porto le piante.
Ed, oh d’ingiusta sorte
Rigidezza inclemente!
Mi vide l’Oriente
Vincer perse falangi in faccia al sole,
Ed or l’alma si duole
Che non può rimirando i raggi sui
D’un tal trionfo insuperbir con lui.

Non mi spiace fierissimi numi
Che privo di lumi
Ogni passo mi serva d’inciampo.
Sol m’affligga di più non vedere
Terror delle schiere
A incoronar di palme
Del mio brando risplendere il lampo.

Contro l’armi nemiche
Queste di bel sudor sparse mie chiome
Esercito bastante era il mio nome.
Ed or ne men più voglio
A far di me col mio valor difesa,
che scorger non poss’io
donde nel petto mio
possa venir per riparar l’offesa.
Trionfi il mio tiranno
Di sì barbara ingiuria
Che contento son io che perder tocchi
I lumi a lui di gloria, a me degl’occhi.

Son cieco ma veggio
Che serto d’allori
Di chiari splendori
Cincendo [sic] mi va.
Lagnarmi non deggio
Che questo è un oltraggio
Che serve di raggio
Che luce mi dà.

Collocazione

Biblioteca
I-Fl — Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (dalla scheda superiore)
Fondo
Ashburnham
Segnatura
Ms 729/27

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Testo per musica manoscritto
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Stampiglia, Silvio autore del testo per musica

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