Cantata à solo del Sig. Carlo Foschi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Dalle sponde latine
Porta pur lungi o cara Fille il piede
E là dove risiede
A dar leggi ad un mondo
Il pennuto di Giove
Di più nobil desio
Il genio tuo s’accenda
E di glorie maggiori
Il bel candor di tua virtù risplenda
Che se iniquo e crudele
Nella città di Marte
Tu sperimenti il Fato
Cangiar potrai col cielo e sorte e stato:
e tu Fileno intanto
se pate Fille amata
Disponiti a versare un mar di pianto.
Vanne si ma resti il core
Nel mio sen pegno d’Amore
Come il mio sta in seno a te.
Che se lungi il volto avrai
Pur godrò de tuoi bei rai
Quando il cor tu lasci a me.
Non men ch’all’Eritreo
Nascon le perle nel Danubio ancora
E suol spesso Fortuna
Sotto le regie piume
Dell’Aquila bifronte aver La cuna:
nel Germanico suolo
Meglio ch’all’appennin giaciono ascose
Le gemme prettiose
Vanne dunque colà mia cara Fille
A cercar la tua sorte
Forse chi sa che fuori
Dell’Italo sentiero
Non ritrovi il tuo nume più pietoso
Più grato e men severo.
Di cruda lontananza
La doglia acerba e fiera
Speranza lusinghiera
Nel seno addolcirà.
Ma se per mio destino
Il tuo bel viso adorno
A me non fa ritorno
Quest’alma languirà.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore